<-- indietro

GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELL’APPROCCIO GESTALTICO

Aspetti del Sé e analogie con gli apparati psichici freudiani
Mi riferirò solo in sintesi agli elementi costitutivi del Sé che, solo a titolo di menzione, sono l’Es, l’Io e la Personalità nei quali si evidenzia una chiara derivazione dai concetti della impalcatura concettuale freudiana.
L’Es, infatti, rappresenta l’insieme più o meno indifferenziato ed irrazionale di pulsioni, eccitazioni organiche, tracce mnesiche relative al passato ed è fortemente connesso con la dimensione corporea. In sintesi può venire considerato il mondo interno nella vasta gamma delle accezioni psico/biologiche che a questo termine possono riferirsi.
La Personalità rappresenta il sistema degli atteggiamenti assunti nei rapporti interpersonali. Tale immagine potrà essere più consona e funzionale al nostro modo di essere autentico o, al contrario, il risultato di di un certo numero di concezioni errate di noi stessi, di introietti, di ideali dell’Io di maschere etc. (Perls et al., 1951, 445). Questo avviene appunto nella personalità nevrotica dove si assiste ad una fissazione ad un passato immutabile in cui i vecchi schemi adattivi, pur non rispondendo più alle mutate esigenze dell’interazione con l’ambiente, si riproducono con un automatismo rigido e disfunzionale.
L’Io rappresenta la funzione decisionale di scelta/rifiuto in risposta all’emergere di richieste e pulsioni provenienti dal mondo interno od esterno. L’esercizio di una intenzionalità sana, quindi, consisterà nella limitazione consapevole di certi interessi, percezioni e spinte in modo da potersi concentrare su altre, mentre quella nevrotica rappresenterà una serie di autointerruzioni nella possibilità di accondiscendere a stimoli di crescita e di cambiamento a causa di intoppi e di gestalt irrisolte. Queste sottrarranno l’energia necessaria per il passaggio all’azione e il soddisfacimento dei bisogni, l’appagamento dei desideri e delle spinte esplorativo-creative. In quest’ottica (Ibid., 271): “La psicopatologia è appunto lo studio dell’interruzione, dell’inibizione o di altre interferenze nel processo di adattamento creativo. E ancora: E’ a questa frontiera-contatto che gli eventi psicologici accadono. I nostri pensieri, le nostre azioni, i nostri comportamenti, le nostre emozioni rappresentano le nostre modalità di esperienza e di incontro di questi avvenimenti di frontiera”.
Pur nella analogia con gli apparati dell’Es dell’Io e del Super-Io è fondamentale cogliere la differenza di impianto teorico nei confronti della Psicoanalisi. In questa, in realtà, la dimensione inconscia viene associata prevalentemente all’Es e quindi alle pulsioni libidico-aggressive e al principio del piacere. La dimensione superegoica, di converso, è all’insegna del principio di realtà e di una strutturale condizione repressiva nei confronti delle spinte istintuali. Tale conflittualità intrinseca, più che legittima considerato il clima culturale del tempo ed espressa con dovizia di considerazioni metapsicologiche da Freud nel Disagio della civiltà, viene superata da una concezione meno pregiudiziale sulla appartenenza di campo dei due apparati in conflitto (piacere-realtà).
La progressiva focalizzazione sulla funzione mediativa dell’Io, tra istanze pulsionali e societarie, attraverso i contributi di A. Freud e di Hartmann e più in geneale della Psicologia dell’Io che appunto attorno agli anni ‘40-’50 avevano proposto una evoluzione della primitiva impostazione freudiana, nonchè il clima culturale postbellico americano, tutto proteso verso un’utopia di liberazione da vecchi schemi repressivi hanno senz’altro contribuito a creare quel clima culturale in cui poter riconsiderare il rapporto individuo/ambiente (Es/Super-Io, piacere/realtà) in senso meno contrappositivo e conflittuale.
Questa visione consentì una essenzializzazione progressiva dell’impalcatura conoscitiva a favore di un’attitudine fenomenologicamente orientata e tesa alla valorizzazione nel qui ed ora delle risorse in concreto che l’individuo è potenzialmente in grado di cogliere dall’ambiente sempre che meccanismi di interruzione (legati alla sua storia personale più che ad una strutturale impossibilità a star bene) non si frappongano impedendo un’osmosi vitale tra realtà interiori ed esteriori.

<-- indietro