<-- indietro

L’AUTOREGOLAZIONE ORGANISMICA

Mentre il principio omeostatico deriva profondamente dal concetto di dominanza introdotto da Lewin, la tendenza fondamentale dei viventi alla crescita trova un antecedente nella funzione di autorealizzazione introdotta da Goldstein (Goldstein, 1939).
A tale conclusione Goldstein (1878-1965) era giunto conducendo le sue ricerche, come neurochirurgo a aderente alla Gestaltpsychologie, su reduci della prima guerra mondiale con lesioni cerebrali ed osservando come un danno del sistema nervoso non produce una menomazione localizzata ma comporta una modificazione complessa che coinvolge l'intero organismo, la struttura della sua personalità e i suoi rapporti con l'ambiente.
Una concezione di tipo atomistico cedeva il posto ad una di tipo olistico in cui funzioni biologiche, psicologiche e di relazione non sono che aspetti di un'unica dimensione composta di livelli interagenti e non separabili. E’ pertanto nella dinamica intrinseca dell'individuo colpito che avviene il processo di riorganizzazione delle proprie funzioni seppure a livelli inferiori a quelli posseduti anteriormente al trauma.
Tale concezione suggerì a Goldstein una impostazione terapeutica, definita organismica, tesa a favorire l'autoregolazione dell'individuo a partire dalla acquisizione delle risorse reali disponibili da armonizzare in una strategia che ne consenta la complessiva ottimizzazione.
Tale concetto implica una continua negoziazione tra individuo e ambiente tendente alla attualizzazione delle risorse potenziali ed al raggiungimento di una situazione ottimale dal punto di vista del riequilibrio energetico attraverso le fasi della accumulazione, distribuzione e scarica della energia stessa.
L'uomo in realtà è cronicamente insoddisfatto e tale condizione, riferendosi alla concezione del nostro autore, nasce appunto dalla sua incapacità di essere quello che è. Più che una teoria generale sulla natura dell'uomo Perls ci dà semmai degli strumenti che un'esperienza ormai consolidata hanno dimostrato essere utili nel cammino di questa ricerca. Più in particolare, il nucleo che unisce innumerevoli esercizi, invenzioni e tecniche resta l'esercizio della consapevolezza di ciò che sentiamo, siamo, vogliamo o non vogliamo scambiare con l'ambiente in cui ci muoviamo.
Molti degli esercizi presentati nella prima parte della libroTerapia della Gestalt (1951) hanno lo scopo di produrre un sovvertimento di schemi di riferimento vissuti come imprescindibili e quindi rigidamente immutabili. Infinite ingiunzioni di tipo limitativo restringono in effetti la gamma delle nostre possibili esperienze di vita e ci costringono forzosamente entro schemi ripetitivi di pensiero e di comportamento in cui viene meno il fondamentale aspetto del fluire sempre nuovo del vivere e del conoscere.

<-- indietro