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GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELL’APPROCCIO GESTALTICO
Caratteristiche del contatto e del setting
Al setting viene riservata una grande importanza nella terapia della Gestalt.
Non nel senso della rigorosa codifica delle modalità in cui la
relazione terapeutica debba avvenire, ma nel senso della attenzione da
riservare alla interazione con l’ambiente con cui l’individuo
osservato interagisce. Essendo il nucleo dell’attenzione clinica
l’osservazione delle modalità dell’adattamento creativo,
ogni contesto situazionale potrebbe offrire ricche possibilità
di osservazione e di conoscenza sul come un certo individuo si declina
nel mondo, su come, in altri termini si configura il suo da-sein.
Anche se la situazione più consueta propone lo studio del terapeuta
in una interazione duale, come la più frequentemente utilizzata,
altre configurazioni di setting vengono prese in considerazione. Dove
tuttavia l’aspetto della contestualizzazione con l’ambiente,
anche in senso umano, viene attivata massimamente è nel lavoro
di gruppo.
Il setting gruppale rappresenta una situazione privilegiata del lavoro
gestaltico, specie in una fase successiva del lavoro terapeutico che generalmente
si avvia con l’interazione duale.
Setting individuale e gruppale, nella Gestalt, lungi dal contrapporsi
risultano ottimamente integrabili e raccomandati. Tale duplicità
di setting può realizzarsi o in successione (in genere il lavoro
individuale precede quello gruppale, ma può verificarsi anche il
contrario) o contemponeamente. In questo caso i terapeuti possono essere
diversi o anche coincidere. Spesso avviene che il lavoro di gruppo avvenenga
in co-terapia con la auspicabile presenza sia di una figura maschile che
femminile allo scopo di garantire un più ampio registro di chiavi
di lettura e stili di lavoro.
Una peculiarità del lavoro gestaltico sono anche i gruppi residenziali
intensivi di due o più giorni. Questa modalità di lavoro
di gruppo, spesso chiamata (seppure indebitamente) maratona consente una
più profonda immersione nel crogiolo del lavoro gruppale. Una più
radicale decontestualizzazione dalle abituali coordinate esistenziali
facilita la più chiara emergenza dei modelli stereotipi ed irrigiditi
di condotta ed offre maggiori possibilità per sperimentare modalità
di interazione ed autopercezione alternative.
In gruppo sono possibili attivazioni di processi terapeutici di ampio
respiro. Non è infrequente lavorare su un sogno o su una dinamica
interattiva per più ore o anche per un giorno intero, con possbilità
di arricchire l’approfondimento della gestalt in oggetto attraverso
l’apporto dei membri del gruppo che generalmente sono resi attivamente
partecipi da parte di un conduttore esperto. Questa prevede il contributo
di vissuti di vario genere (ipotesi interpretative, sensazioni, associazioni,
attivazione di dinamiche proiettive) che il terapeuta intesserà
partendo dal contenuti di partenza e ad essi ritornando senza mai perdere
il filo della gestalt primaria e che, auspicabilmente, richiede di essere
chiusa o comunque emergere come figura che si stagli più chiaramente
da uno sfondo confuso ed indistinto che contraddistingue la condizione
di partenza.
Dosare il come, il quando e il modo in cui i membri del gruppo possano
partecipare più attivamente al processo terapeutico primario, fa
parte ovviamente dell’arte e del mestiere che non è facile
codificare in parole ma che giustifica, a parere dello scrivente, un’esperienza
diretta da parte di coloro che sono interessati a conoscere l’inconfondibile
stile del lavoro esperienziale.
Tali laboratori (workshops) di ricerca esperienziale comportano ovviamente
anche il rischio di una pericolosa estraneazione dal quotidiano e da quegli
aspetti di realtà che fatalmente attendono i partecipanti una volta
terminata l’esperienza gruppale.
La grande potenzialità, implicita in dette esperienze, impone una
proporzionata oculatezza da pare del terapeuta cui si richiede una profonda
esperienza nel gestire i processi di cambiamento onde evitare rotture
o accelerazioni controproducenti sui delicati processi trasformativi.
Un setting importante, del pari contemplato nelle terapia della gestalt
è quello della coppia, della famiglia, come pure della comunità
terapeutica o dell’impresa che tuttavia la doverosa sintesi di questo
contributo non consente di approfondire.
Riguardo alla durata del trattamento, possiamo dire con G. Yontef (1991,
285) che “ai vari punti del percorso terapeutico il paziente si
confronta con la scelta se terminare la terapia o trarne maggior frutto
nella direzione di un più approfondito livello di lavoro”.
Non si utilizza quindi una contrattualità prefissata rigidamente
ma mirata sulle esigenze e aspettative dell’interessato. Il terapeuta
sarà ovviamente chiamato a dare la sua valutazione sulla congruità
del percorso fatto o prevedibile in funzione delle problematiche esposte.
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