<--
indietro
GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELL’APPROCCIO GESTALTICO
Il continuum di consapevolezza
Il lavoro sulla consapevolezza rappresenta probabilmente la caratteristica
più peculiare dell’approccio gestaltico. Il luogo privilegiato
della conoscenza, infatti, è il soggetto che si rivolge al terapeuta
in una fase iniziale nella quale non ha ancora sviluppato la capacità
di coltivarla in modo autonomo ed efficace.
Il termine di awareness, consapevolezza, viene preferito a quello di insight
o presa di coscienza per sottolineare l’aspetto olistico, e quindi
non solo intellettivo, dell’atto conoscitivo stesso che, come abbiamo
visto, implica generalmente anche una componente immaginale, emozionale
e sensopercettiva.
“La nostra tecnica per sviluppare l’autoconsapevolezza consiste
nell’estendere in ogni direzione le aree della attuale consapevolezza.
Per riuscire in questo è necessario portare alla vostra attenzione
le vostre esperienze che preferireste evitare e non riconoscerle come
vostre. In seguito verrà lentamente alla luce l’intero sistema
dei blocchi su cui si basa la vostra abitudine, l’abituale strategia
di resistenza alla consapevolezza” (F. Perls, R. Hefferline, P.
Goodman, 1951, 91).
Sempre per Perls (1947, 219) “L’autorealizzazione è
possibile solo se la consapevolezza del tempo e dello spazio penetra ogni
angolo della nostra esistenza; fondamentalmente essa è il senso
dell’identità, l’apprezzamento della realtà
del presente”.
Educarci quindi - per poter aiutare altri a farlo - ad essere nei propri
gesti, nel proprio corpo, parola, sentimento. Assumerci tutte le espressioni
del nostro modo-di-essere-nel-mondo anche nei particolari apparentemente
irrilevanti. Lapsus e atti mancati sono frutto di comportamenti inconsapevoli,
di qualcosa di noi che ci agisce al di fuori della nostra consapevolezza.
Non ci appartengono quindi compiutamente. Il lavoro sta quindi nel re-owning
nel riappropriarci consapevolmente di parti scisse, di pezzi del nostro
Sé che alieniamo.
Ma perchè ci disappropriamo di parti del Sé? Paura, remora
giudicativa, desiderio rimosso, abitudine all’evitamento alla inconsapevolezza.
Tutti atteggiamenti che ci estraniano da noi stessi, che ci mutilano di
parti di noi e ci impediscono di essere noi stessi compiutamente. Non
solo nelle parti cosiddette buone ma nell’essere noi stessi qui-ed-ora
per quello che effettivamente siamo.
Il lavoro sulla consapevolezza prevede più livelli di indagine:
La componente corporeo-cenestesica
Coerentemente al taglio esperienziale del lavoro gestaltico, si tende
a privilegiare, almeno inizialmente, il versante corporeo per poi accedere
a quelli più intellettivi.
La dimensione corporea, coerentemente ad un’impostazione comune
sia alla fenomenologica che dello Zen, non è qualcosa di scisso
dalle facoltà mentali. Si tratta in altri termini di risalire da
un corpo che abbiamo (in tedesco: korper) ad un corpo che siamo (leib).
“Noi siamo i primati-organismi, noi (cioè qualche misterioso
io), non abbiamo un organismo” (Perls, 1969, 16).
La componente senso-percettiva
L’indagine delle senso-percezioni che un individuo coglie con carattere
di priorità rappresenta un’interessantissimo strumento di
accesso alla sua percezione del mondo. Come coerentemente ricorda Perls
(1947, 213). “La percezione è un’attività e
non un atteggiamento puramente passivo” .
Attraverso il filtro selettivo con cui ognuno dà priorità
ad alcuni elementi rispetto ad altri è possibile risalire alla
particolare visione del mondo che ognuno, più o meno consapevolmente,
coltiva e da questa risalire alle eventuali preclusioni nel percepire
altre realtà e, da queste ancora, ai fattori a cui ricondurre la
strutturazione di tali preclusioni.
La componente emozionale
L’approccio gestaltico, anche in modo spesso esagerato e stereotipo,
viene associato con una peculiarità di intervento sul versante
emozionale più che cognitivo. In effetti, anche nell’espressione
del suo fondatore, la stessa “appare una via al risveglio emozionale,
più breve e superiore a quella costituita dal comune discorso colloquiale,
e superiore alla tecnica delle libere associazioni (Perls, 1947, 218).
La tonalità emozionale che accompagna altri vissuti (sensazioni,
ricordi, immagini oniriche) viene regolamente investigata da un terapeuta
gesatltico al fine di dare spessore olistico al vissuto riferito.
La componente cognitiva
Il lavoro sulla consapevolezza cognitiva non è dei più semplici.
Come dice S. Aurobindo “sono i pensieri che ci pensano” .
Alcune percezioni sul mondo, recentemente definiti anche basic beliefs,
precedono la consapevolezza stessa che noi in età precoci possiamo
avere sulla strutturazione di tali convincimenti di fondo.
Il nostro modo di vedere il mondo si identifica talmente con questi filtri
cognitivi da farci ritenere che siano il nostro modo di pensare. Solo
con grande applicazione potremo scoprire che in realtà tali pensieri
spesso non ci appartengono e che li abbiamo mutuati da altri in modo acritico
ed inconsapevole.
<-- indietro
|