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GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELL’APPROCCIO GESTALTICO

Criteri diagnostici utilizzati
Le tradizionali griglie di inquadramento nosografico vengono tenute in considerazione dai terapeuti della Gestalt (Delisle 1992, Yontef 1981) anche se una sistematica rivisitazione della psicopatologia alla luce dei principi della Gestalt richiede ancora di essere messa a fuoco. La apparenenza alla prospettiva fenomenologico-esitenziale sostiene tuttavia una diffidenza di fondo sulle possibilità di categorizzazioni che penalizzino la specificità delle singole situazioni cliniche e che, non raramente, si pongono più come stigmate ostacolante che come utile supporto all’agire terapeutico.
“Tipicamente, I terapeuti della Gestalt considerano la valutazione ed il trattamento come parti di un procedimento unificato (...) Uno studio attento, sotto il profilo fenomenologico, del processo della formazione del significato della relazione figura/sfondo consente la comprensione dell’organizzazione della personalità (Yontef, 1981, p.275).
Le diverse disfunzioni del Sé, cui si è fatto riferimento, rappresentano generalmente la griglia di riferimento per evidenziare il meccanismo evitativo maggiormente utilizzato.
Un’altra griglia di lettura frequentemente utilizzata è quella riferibile alla modalità prevalente nell’interruzione nel ciclo di soddisfazione dei bisogni.
Abbiamo anche fatto riferimento alle modalità disfunzionali con le quali un soggetto nevrotico incontra difficoltà a fare emergere in figura da uno sfondo gli elementi dotati di maggiore pregnanza nella situazione concreta interferendo con quanto, in condizioni ordinarie, già Wertheimer (1945) così definiva: “Quando la situaizone nel campo organismo-ambiente è pienamente riconosciuta, sia la comprensione del problema che la soluzione diventano più chiari”.
Importante, nello stile di lavoro gestaltico, è anche l’uso autodiagnostico che emerge auspicabilmente da un lavoro esperienziale abilmente condotto: la comprensione cioè, da parte dell’interessato, del come si ostacola nel processo dell’adattamento creativo alle emergenti realtà interiori o esterne.
“Con il miglioramento di questo ‘sentire’ - asserisce Perls in relazione allo sviluppo della auto-consapevolezza (Perls, 1947, 225) emergerà una conoscenza più profonda, una psicoanalisi delle caratteristiche della vostra personalità”.
La rigorosa subordinazione del momento diagnostico a quello terapeutico, inoltre, porta a fare un uso discreto dell’inquadramento diagnostico e comunque ad evitare quanto Ronad Laing additava a proposito della diagnosi di schizofrenia identificata come uno delle principali fattori patogenetici. Lo stesso etichettamento diagnostico - come anche sostenuto dalla labeling theory - può comportare una stigmate squalificante con ulteriore difficoltà nel processo di adattamento e reintegrazione sociale dell’individuo nel contesto di appartenenza.
Nel ricorso a tipizzazioni diagnostiche il terapeuta sarà anche influenzato dal particolare background culturale di provenienza o da metodologie applicative usate congiuntamente alla Gestalt. La formazione di Perls alla scuola di W. Reich ha indubbiamente contribuito a focalizzare in particolare la ricerca sulla struttura del carattere
L’obiettivo principale, infatti, è di risalire dal sintomo emergente a quel modo-di-essere-nel-mondo che rappresenta quella costellazione di vissuti ed agiti di cui il sintomo è, appunto, segnale. In altre parole si tratta di passare dal fenomeno alla struttura caratteriale che lo sottende.
Nella concezione di Perls (1947, 241) “Il nostro scopo è - attraverso la concentrazione - di ristabilire le funzioni-Io, dissolvere la rigidità del corpo e l’Io pietrificato, cioé il ‘carattere’”.
Uno strumento innovativo introdotto in particolare da C. Naranjo per favorire la configurazione sintomatica in quadri caratteriali prevalenti si riferisce alla Psicologia degli Enneatipi. Si rimanda al proposito alla pubbicazione recentemente apparsa anche in italiano Carattere e Nevrosi (tr. it. 1997).

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