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GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELL’APPROCCIO GESTALTICO

Dal girare attorno all’attraversare
Con il termine aboutism (intornismo), Perls indicava la frequente tendenza dgli esseri umani a non affrontare direttamente alcuni aspetti della vita, specie quelli che ci procurano più ansia, ma di girargli attorno. A ben vedere, gran parte dei meccanismi di difesa, di cui anche Freud si è occupato, hanno a che fare con l’attitudine evitativa (negazione, rimozione, spostamento etc.). Il lavoro sulla consapevolezza, che si propone come superamento del meccanismo evitativo, non è quindi ovvio come può apparire ad una considerazione sprovveduta ed incontra diversi tipi di difficoltà (descritte anche dalle discipline focalizzate sulle pratiche meditative) alle quali l’approccio gestaltico cerca di far fronte.
Per dare la parola a Perls (1947, 201) “l’evitamento è la caratteristica principale della nevrosi ed è ovvio che la concentrazione è il suo giusto apposto ... Ma, si tratta naturalmente di quella concentrazione sull’oggetto che, in accordo con la struttura della situazione, richiede di diventare figura. In parole semplici: dobbiamo affrontare i fatti. La psicoterapia significa aiutare il paziente ad ascoltare quei fatti che nasconde a se stesso”.
Al di là delle aspettative forse eccessive che il Padre della Gestalt attribuiva a questa attitudine è innegabile il processo di cambiamento che attraverso l’esercizio della consapevolezza si determina nell’individuo.
Il prezzo è ovviamente connesso all’emergenza di contenuti sgradevoli. “Spesso è necessario passare attraverso l’inferno e non girargli “attorno” (1947, 241). In tale indicazione di percorso si evoca il paradigma del processo autoconoscitivo che viene emblematicamente rappresentato nel racconto di Edipo, l’eroe che non si fermò di fronte al rischio del “conosci te stesso” sino alle sue ultime conseguenze, come anche nel percorso dantesco che prevede la discesa sino al più profondo degli inferi per poi preludere all’ “indi venimmo a riveder le stelle”. Si tratta infatti di entrare nei buchi neri della coscienza, da cui maggiormente tendiamo istintivamente a rifuggire. ‘Un compito molto arduo, uguale in difficoltà solo all’allenamento al silenzio interiore, è l’attenzione ad uno scotoma mentale” (Perls, 1947, 241).

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