<-- indietro

GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELL’APPROCCIO GESTALTICO

Il modello dell’intervento terapeutico
Il modello di riferimento, alla luce delle premesse qui richiamate, consiste nel favorire delle condizioni in cui il processo di crescita, eccitazione, ad-gressività (come passaggio da una posizione orale e passiva ad una posizione più responsabile ed attiva) venga ripristinato.
Anzichè interpretare detti contenuti scissi - che possono esprimersi attraverso il sogno, sintomi di conversione somatica, incongruenze mimico-gestuali, comportamenti di cui il soggetto «si sente agito» o fenomeni dispercettivi di vario tipo - la Gestalt propone un percorso esperienziale di graduale appropriazione ed integrazione delle parti scisse.
L'importanza delle emozioni viene sottolineata da Perls: “Le emozioni sono il linguaggio stesso dell'organismo; modificano l'eccitazione basilare a seconda della situazione da affrontare. L'eccitazione viene trasformata in emozioni specifiche, e le emozioni vengono trasformate in azioni sensoriali e motorie. Le emozioni producono le cariche energetiche e mobilitano i modi e mezzi per soddisfare i bisogni" (Perls, 1973, p.33).
Anche se oggi si comporta in un certo modo a causa di eventi passati, le sue difficoltà attuali sono connesse al suo agire oggi. Le questioni insolute del passato gli ostruiscono la strada del presente e, mediante la terapia, gli viene data la possibilità di far riemergere tali confitti e di esplorare modalità diverse per affrontarli. In tale processo si tratta di mettere in opera una serie di operazioni che favoriscano il ripristino di un flusso vitale evolutivo nel paziente.
Noi siamo noi stessi, tutti noi stessi in ogni gesto, in ogni azione, ogni menzogna, ogni interruzione autoimposta. Importante è acquistarne consapevolezza, appropriarci responsabilmente di chi siamo e di cosa facciamo e chissà, se lo scegliamo, mutare i nostri schemi ripetitivi ed insoddisfacenti.
E il lavoro terapeutico è identificare blocchi, sciogliere nodi, aprire circoli viziosi, canalizzare energie intrappolate, integrare dialetticamente vissuti conflittuali, scoprire le carte di un dialogo tra oggetti interni, trasformare distruttività in aggressività e desiderio, riappropriarsi di parte amputate di noi stessi e che premono dolorosamente contro barriere e censure che ci siamo imposti, è scoprire nell'istinto di morte il volto di un più vasto istinto per la vita, è sopravvivere al distacco, imparare l'amore di sè che comprende gli altri e ancora la scoperta dell'altro, è riconoscersi in entrambe le polarità che ci inducono all'ambivalenza senza presumere di poterne negare una.
Ancora è ristrutturare una politica di investimenti produttivi, fare delle scelte, permettersi di sbagliare, accettare la propria età emotiva per quello che è e l'aspetto perverso e polimorfo della nostra persistente sessualità infantile.
E’ fornire strumenti di comprensione e consapevolezza, accettare il residuo bisogno di dipendenza e di simbiosi per poterla superare avendola in qualche modo soddisfatta, è riconoscersi nei diversi modi e copioni di vita che continuamente agiamo prendendo coscienza di quanto nel presente e nelle scelte ad esso collegate decidiamo di essere soggetti od oggetti di quanto ci riguarda.
E’ passare insomma dalla condizione di scissione e di confusione a quello del confronto, della coesistenza e dell'integrazione di elementi che una arcaica concezione manichea ci fa percepire come irriducibilmente contrapposti.
Se la terapia è sblocco, sviluppo, crescita, rottura del meccanismo paralizzante, in una parola ricerca di uno spiraglio per la vita che ci liberi dal vicolo cieco, dallo scacco matto allora ogni possibilità va cercata ed affinata.
Ecco quindi che il discorso sulle nuove tecniche può vedersi come un modo nuovo di intendere nel suo insieme l'intervento terapeutico e il ruolo del terapeuta. Non potrà comunque esautorarsi, chi si propone come guida di un percorso di crescita esistenziale, dal «cimento dell'invenzione», da un continuo processo di adeguamento che tenga imprescindibilmente conto della specifica persona nello specifico momento e luogo in cui l'incontro si realizza.
La capacità di cogliere lo scarto evolutivo inceppato, lo unfinished business o gestalt incompiuta dovrà quindi accompagnarsi alla apertura di un percorso che si avvalga di una gamma sufficientemente ampia di modalità di intervento.
Si tratterà, a seconda delle diverse situazioni, di ricondurre il conflitto attuale al trauma originario attraverso tecniche che consentono la regressione e la presentificazione del conflitto agendone il potenziale catartico; di drammatizzare il conflitto tra oggetti interni agendo i diversi ruoli o invitando i membri di un gruppo ad agirli; di evocare l'immagine, la rappresentazione, la gestalt che riveli il come si è qui ed ora davanti a sè e agli altri per agire successivamente la rappresentazione e lasciar sviluppare l'immagine sinchè ci dia compiutamente il suo messaggio.
Si tratterà, in altri casi, di ridurre il livello di ansia, il disperato tentativo di controllo sull'ambiente interno ed esterno per sbloccare un vissuto polarizzante, per scoprire un nuovo modo di percepirci nel mondo, per affrontare lavori più settoriali su somatizzazioni o cenestopatie; e ancora di leggere il corpo e lavorare sul corpo per mobilizzare inghorghi energetici e strozzature del flusso vitale; di sviluppare i modi di un linguaggio non verbale per acquisire una maggiore consapevolezza di più immediati livelli di essere e comunicare; di evidenziare sequenze comportamentali infruttuose ed eventualmente rinforzare attitudini più assertive e responsabili.
I presupposti teorici della terapia della Gestalt rappresentano uno scheletro (struttura portante solida, ma non per questo immutabile e priva di capacità plastiche che la adattino ad un processo in continua trasformazione) che sottende l'agire terapeutico secondo un'impostazione scrupolosamente esperienziale che per ciò stesso può sfuggire ad un'osservazione sprovveduta e preconcetta.
Tali presupposti costituiscono un tutt'uno con un metodo di lavoro costituito da alcune regole essenziali e da una gamma virtualmente infinita di percorsi esperienziali che ogni buon terapeuta saprà creare e ricreare adattandole alle specifiche situazioni di un setting individuale, di gruppo o familiare allo scopo di favorire il processo della consapevolezza dell'integrazione della personalità ed, eventualmente, del cambiamento.

<-- indietro