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GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELL’APPROCCIO GESTALTICO

Libere associazioni e concentrazione
Perls prende le distanze dall’enfasi posta da Freud sul concetto di inconscio sottolineando come la possibilità di valorizzare il linguaggio corporeo e immaginativo offre ampie possibiità di accesso alle parti scisse in quanto affioranti comunque e quindi visibili se solo siamo allenati a coglierle: “Nulla è mai veramente represso. Tutte le gestalt rilevanti emergono, esse sono la superficie, esse sono evidenti” (F. Perls, 1969, 241).
Tale diversificazione teorica comportò anche una modifica a livello metodologico nel senso di trascurare la tecnica delle libere associazioni a favore di una metodica basata essenzialmente sul non evitamento del nucleo rimosso a cui Perls dette il nome di concentrazione. “Questo saltare da una figura all’altra caratterizza la persona che, anche nella vita è instabile, irrequieta, incapace di concentrarsi (F. Perls, 1947, 213)”. Ne consegue che l’orientamento terapeutico deve tendere a contenere i meccanismi di evitamento e a sostenere un lavoro di focalizzazione sulla gestalt ansiogena.
Il rischio, per dirla con Perls, è infatti che la associazione libera si trasformi in “libera dissociazione” in cui saltando di palo in frasca si può perdere il filo unificante, la gestalt che dia significato ai frammenti, il disegno in cui i pezzi del puzzle trovino la loro com-posizione ed il loro significato.
Al di là di tale enfatizzazione è d’altronde innegabile che il concetto di rimozione dalla sfera della coscienza, e quindi di inconscio, continua a far parte del bagaglio sia terorico che applicativo della Gestalt. In tempi recenti si anzi assistito ad un recupero anche esplicito, specie ad opera di Claudio Naranjo, dell’uso della libera assciazione usata non tanto in alternativa quanto in modo complementare a quello della concentrazione.

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