<--
indietro
GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELL’APPROCCIO GESTALTICO
Le premesse freudiane sul concetto di barriera-contatto
L’opera Progetto per una psicologia del 1925, Freud elabora una
nozione di barriera/contatto (kontaktsschrank) che in seguito non utilizzerà
più in alcuno dei suoi testi successivi. Vi si fa riferimento al
tipico aspetto paradossale di una barriera che ferma o attenua il passaggio
di informazioni come pure di struttura predisposta a rendere possibile
il contatto ed il passaggio delle informazioni stesse.
Anche se Freud non parla di involucro accenna tuttavia ad una struttura
con due strati (Freud, 1895, Op. 2, 202). Uno deputato elettivamente alla
funzione di protezione-separazione-barriera (in analogia alla membrana
cellulosica dei vegetali, alla pelle o pelliccia degli animali) ed uno
alla funzione di contatto/comunicazione (quello più interno e dotato
di recettori diversificati e recettivi ad una gamma assai ampia di informazioni).
La funzione di barriera/contatto viene ancora identificata sia in relazione
a stimoli esterni che interni. Quest’ultima, definita periferia
interna del corpo (korperinnerperipherie), ci mette in contatto con le
pulsioni interne allorchè le stesse investono di energia (libidica)
la superfici recettive evocando le rappresentazioni mentali.
L’Io funziona quindi come un’interfaccia tra mondo esterno
e mondo interno. Tale concetto viene ripreso in un passo di Al di là
del principio del piacere del 1920 dove l’apparato psichico viene
assimilato ad una vescicola protoplasmatica in cui il sistema percezione/coscienza,
analogo all’ectoderma cerebrale, vi è descritto come scorza.
La sua posizione al confine tra l’esterno e l’interno gli
permette di ricevere le eccitazioni dai due lati (Freud, 1920, tr. it.
Op. 9, 482).
Puntuale, al riguardo risulta l’impostazione di Perls: “Il
contatto è essere presente in ambedue le situazioni. Per semplificare:
farcela è essere in contatto con la ZE (zona esterna, l’altro,
l’ambiente); arretramento è entrare in contatto con ZM (zona
mediana), o addirittura ZI (zona interna o zona del Sé)”
(Perls, 1969, 121). Così si esprime in In and Aut the Garbage Pail
a proposito di una situazione in cui sente di tener conto di esigenze
interne, nella fattispecie la stanchezza per lo sforzo di applicarsi allo
scrivere, ed esigenze esterne.
A tali zone, esterna ed interna, Perls da la sigla di ZE e ZI. Fra le
due individua la zona mediana, o ZM, che indica come mente. “In
questa zona - precisa - immagino, parlo a livello subvocale, chiamato
spesso pensare; ricordo, pianifico, recito. So che sto immaginando eventi
passati. So che non sono reali, ma immagini. Se pensassi che fossero reali
sarebbe un’allucinazione, cioè incapacità di distinguere
la realtà dalla fantasia. Che è il sintomo principale della
psicosi”.
<-- indietro
|