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LA PSICOANALISI


La Gestalt è figlia della psicoanalisi anche se, forse proprio per questa discendenza in linea diretta le distanze della ideologia-madre e del padre-Freud appaiono così vistose tanto da apparire talvolta ostentatamente sottolineate (vedi Appelbaum, 1976, Gorton, 1982, Delacroix, 1982, Ginger, 1987).
Sorvolando su aspetti già menzionati e riprendendone altri in cui Perls si discosta dalle teorie psicoanalitiche, possiamo richiamare in sintesi i seguenti punti:
- disconoscimento del primato della libido come realtà pulsionale primaria, seppur esprimentesi in fasi diverse, in favore di una molteplicità di bisogni che emergono con intensità diversa in funzione del livello di crescita dell'individuo e delle situazioni ambientali attivatrici o inibitorie. Di tali cariche energetiche, alla base dell'istinto di sopravvivenza dell'individuo (bisogni) e della specie (desideri), Perls ha approfondito nella sua opera Ego, Hunger and Aggression (cui aggiunge successivamente il sottotitolo di Revisione della teoria di Freud) in particolare la componente dell'oralità, la incorporazione di cibo come schema di futuri modelli di relazione con l'ambiente;
- il privilegio della dimensione del presente rispetto al passato nell'indagine critica e nel lavoro terapico;
- il superamento della dicotomia Es-SuperIo in vista di una concezione olistica non strutturalmente contrappositiva tra domande dell'individuo e risorse potenziali dell'ambiente allorchè meccanismi di autolimitazione non interferiscano vistosamente sulle capacità dell'individuo di divenire consapevole dei suoi bisogni (reali e non sovraimposti) e della spinta a soddisfarli.
Tale possibilità (coerentemente ad una visione meno pessimistica di quella freudiana, e che forse risente di uno slancio fin troppo ottimistico del clima culturale californiano degli anni '60) viene ovviamente ostacolata da situazioni di nevrosi collettiva in cui l'individuo non si sviluppa in una dimensione che lo aiuta a identificare e soddisfare i suoi elementari ed autentici bisogni, perseguitato com'è dai miti del potere, dell'ambizione del possesso, e, in ultima analisi, da un'immagine di sè falsamente idealizzata che gli impedisce di confrontarsi con la sua più autentica e realistica natura;
- privilegio per il graduale sviluppo della consapevolezza (awareness) come premessa alla capacità di autoregolazione dell'organismo rispetto al concetto psicoanalitico di insight come evento chiarificatore tra contenuti inconsci e sfera cosciente ad opera di una interpretazione riuscita ed in assenza di resistenze da parte dell'analizzato;
- deenfatizzazione del concetto di inconscio come realtà psichica a se stante dotata di leggi e modalità organizzative interne. Inconscio è per Perls tutto ciò di cui di fatto in questo momento non sono consapevole ed a cui, grazie ad una operazione di appropriazione consapevole (eventualmente ma non necessariamente mediata dal terapeuta) posso accedere. Tale operazione, elementare e fluida per contenuti di coscienza non scissi ed alienati, può comportare l'emergenza di sentimenti di angoscia di varia intensità allorchè l'individuo si identifica con una parte dei propri contenuti di coscienza negando l'esistenza di parti di sè per vari motivi inaccettabili.
Anzichè interpretare detti contenuti scissi che possono esprimersi attraverso il sogno, sintomi di conversione somatica, incongruenze mimico-gestuali, comportamenti di cui il soggetto si sente agito o fenomeni dispercettivi di vario tipo, la Gestalt propone un percorso esperienziale di graduale ri-appropriazione teso alla integrazione delle parti scisse;
- valorizzazione degli aspetti di realtà, oltre che del come se relativamente alla relazione paziente-analista. L'interpretazione delle relazioni unicamente in chiave di lettura transferale rappresenta spesso una difesa da parte del terapeuta che evita il dato di fatto di essere presente come persona in toto con i propri vissuti, limiti, sentimenti, vuoti etc. All'interno di una concezione olistica vale quindi la qualità dell'interazione tra due soggettività e non l’atteggiamento per il quale il terapeuta si presenta come entità inaccessibile, osservatore neutrale e l'analizzato come oggetto di osservazione. In altre parole si esiste nel presente e nella gamma delle possibili interazioni anche al di là dei fantasmi proiettivi che ci riconducono alle fissazioni dell'infanzia;
- alla ricerca esplicativa delle cause all'origine di un modo insoddisfacente di declinarsi nel mondo, viene privilegiato l'attenzione sul come detta disfunzione si esprima in concreto nel fluire delle situazioni e delle occasioni più o meno mancate di consapevolezza e di contatto.
Le divergenze della Gestalt da alcuni principi della Psicoanalisi freudiana vanno tuttavia integrati, seppure con un veloce riferimento, con alcuni importanti sviluppi che dal ceppo originario della Psicoanalisi sono derivati.
Utilizzando una sintesi operata dai Ginger (S. e A. Ginger 1987) tali accostamenti possono ravvisarsi con:
- C. G. Jung per quanto concerne il significato più ampio attribuito al concetto di libido, il discorso sulle polarità in rapporto dinamico, il lavoro sulla immaginazione attiva, il confronto faccia a faccia, il significato evolutivo attribuito al sintomo, il valore del linguaggio simbolico non limitato alla storia personale dell’individuo;
- A. Adler per l’accostamento del processo terapeutico a quello educativo inteso come stimolo alla ricerca di strumenti di autosostegno, di responsabilizzazione e di affermazione personale;
- S. Ferenczi per il tentativo di superare un interazione vincolata unicamente alla comunicazione verbale attraverso l’introduzione di esercizi sul radicamento (grounding) e di contatto con il paziente sotto forma di esperienze riparatrici;
- M. Klein per l'importanza riconosciuta alle pulsioni orali, alla introduzione di forme di gioco e di interazione simbolica e non verbale, per l'attenzione sulle risposte emotive del terapeuta, l'evidenziamento dei meccanismi di interazione tra oggetti interni e parti scisse;
- O. Rank per l’enfasi sulla scarica emozionale evocata dall’emergenza di vissuti infantili precoci;
- K. Horney per l'importanza riconosciuta alle interazioni con l'ambiente, ai «benefici secondari» che il comportamento nevrotico consente nel presente di ottenere al di là delle cause passate che lo hanno innescato; al bisogno primordiale di rassicurazione e di approvazione che, proprio per la sua drammatica insistenza nella dimensione umana, va inizialmente soddisfatto attraverso un clima di rapporto caloroso ed accettante come premessa all'assunzione di rischio collegata all'esplorazione di modalità di comportamento più adulto;
- W. Reich per l’attenzione ai fenomeni di collettivizzazione delle strutture nevrotiche, alla formazione della corazza caratteriale esprimentesi sotto forma di contratture muscolari croniche, come difesa dalle emozioni e come blocco di un più naturale fluire di energie. Di qui la valorizzazione per il corpo, per il suo linguaggio come occasione di accesso alle esigenze primarie dell’essere umano spesso incongruente con il linguaggio verbale, espressione di rappresentazioni autoimposte, di modelli relazionali adottati in modo stereotipo ed eteronomo;
- D. Winnicott per l'accoglimento di possibilità di contatto e di contenimento, come la tecnica dello holding applicata originariamente nel lavoro con bambini, nonchè per l'approfondimento sugli «oggetti transizionali» (coperta, orsacchiotto o altro) come elementi di realtà investite di forti componenti proiettive e che nel lavoro gestaltico vengono spesso utilizzati per favorire l'interazione agita con personaggi presentificati. Tale dimensione viene estesa allo stesso spazio terapeutico, inteso come spazio caratterizzato da elementi di realtà e fantasmatici e quindi come spazio transizionale.
I riferimenti potrebbero estendersi ad altre correnti di pensiero, come quello della Psicologia Umanistica (in particolare R. May e A. Maslow per quanto riguarda la gerarchia dei bisogni e lo sviluppo del potenziale umano, C. Rogers per quanto ricorda la focalizzazione sul cliente e l’attitudine non invasiva del lavoro terapeutico), della scuola culturalista (E. Fromm per l’analisi delle società capitaliste, H. S. Sullivan per i contributi sulla dimensione intersoggettiva della relazione terapeutica) del personalismo di Gabriel Marcel e dei contributi di M. Buber sulla intrinseca realtà dia-logica dell’esistenza umana, solo per menzionare i più evidenti.

 

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