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LA PSICOLOGIA DELLA FORMA

Perls viene in contatto con la Psicologia della Forma nel ‘26 allorchè lavora come assistente di Kurt Goldstein. Capo scuola è Wertheimer che, a partire dal 1912, si oppone, attraverso ricerche sulla organizzazione dei dati sensoriali in insiemi significativi, alle precedenti scuole dell’elementarismo, del sensazionismo e dell’associazionismo. Le ricerche privilegiano originariamente le percezioni visive arrivando ad identificare già nel 1933 ben 114 leggi che le concernono.
Va rilevato inoltre come gli psicologi della Gestalt che esercitarono la maggiore influenza su Perls non appartennero al nucleo più rappresentativo della stessa scuola e furono in particolare Edgard Rubin (essenzialmente un fenomenologo) Kurt Goldstein (che viene considerato un antecedente della scuola stessa) e Kurt Lewin (che dalla stessa scuola si differenziò fino ad essere considerato un autore indipendente) (da Gimeno e Rosal, 1983, Henle, 1978, Smith, 1976).
La profonda adesione di Perls a questa concezione si esprime anche nella dedica fatta a Wertheimer della sua pubblicazione Ego, Hunger and Aggression che considera «il passo dalla psicoanalisi ortodossa alla visione gestaltica». L’idea che l'aveva colpito di più era stata «l'idea della situazione inconclusa, la gestalt incompiuta».
Perls si riferiva ad alcuni interessanti esperimenti comprovanti come figure mancanti di tratti di delimitazione tendessero ad essere completate dall'atto percettivo che si configurava pertanto come una funzione non unicamente ricettiva ed elementare quanto come funzione capace di organizzare attivamente i dati sensoriali in funzione di una capacità intrinseca e non necessariamente derivata dall'esperienza.
Già nel 1927 una psicologa gestaltista, Bluma Zeigarnik, aveva sperimentalmente dimostrato come una situazione inconclusa polarizza una carica di energia destinata a completarla rendendo la stessa energia indisponibile per altri tipi di esperienza. Il mancato completamento della situazione precedente comporta un ripresentarsi ripetitivo della situazione stessa anche in luoghi e tempi successivi interferendo quindi con la possibilità dell'individuo di entrare efficacemente in contatto con i contesti in cui di volta in volta verrà a trovarsi.
L'elemento innovativo introdotto da Perls fu quello di estrapolare questo principio dall’ambito delle leggi della percezione applicandolo ad una dimensione esistenziale ed evolutiva dell'individuo e quindi alla sua possibilità di utilizzazione in psicoterapia.
I concetti richiamati in precedenza rimandano ad un altro aspetto fondamentale della Psicologia della Gestalt, quello di figura/sfondo. Alcuni giochi che fanno leva sulle dinamiche percettive relative a queste due realtà dinamicamente interconnesse sono a tutti noti.
L'organizzazione del campo percettivo in figura e sfondo venne introdotta da Edgar Rubin che mise in risalto come la figura emergente suole essere contraddistinta da contorni definiti, rappresenta il focus dell'attenzione ed è caricata di una maggiore energia di relazione con l'osservatore. Lo sfondo, al contrario, rappresenta il resto del campo visivo ed è caratterizzato da attributi inversi a quelli menzionati per la figura emergente.
E’ interessante notare come allo stesso Rubin non sfugge l'importanza dell'esperienza passata dell'osservatore nell'investire di connotati affettivi gli elementi del campo osservato; di qui la tendenza non causale a privilegiare l'uno o l'altro elemento come focus dell'attenzione.
Il contatto con lo sfondo deve restare tuttavia aperto e fluido per evitare l'irrigidimento su figure che perdono di significato evolutivo e consentire al contrario l'emergere dal fondo stesso di realtà che, in un flusso continuo di ridistribuzione energetica, vanno successivamente acquisendo significato.
Un altro singolare fenomeno individuato da Rubin consiste nella sensazione di sgradevolezza allorchè un soggetto viene invitato a focalizzare, anzichè l'elemento figura, l'elemento sfondo.
Seppure Perls non si riferì mai esplicitamente a questo dato per riportarlo al suo campo di esperienza, egli teorizzò l’uso della frustrazione nell’invitare il paziente a prestare attenzione ad elementi che volutamente evita di far emergere in primo piano ma che, pur essendo forzatamente lasciati sullo sfondo, risultano del pari carichi di significato in un certo momento. Il sentimento di frustrazione che accompagnerà in questo caso l'operazione, cui il paziente viene invitato, di prestare attenzione a realtà cui si rifiuta di essere aperto, si riveleranno portatrici di utili potenzialità.

 

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