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GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELL’APPROCCIO GESTALTICO

Il radicarci nel qui ed ora
Lungi dall’assicurare la felicità, la conoscenza può semmai favorire una profonda trasformazione dell’esperienza della vita pur nelle sue inevitabili componenti difficili e, forse, tragiche.
Il mito onnipotente che la conoscenza possa esorcizzare il dolore ricorre nei più alti insegnamenti filosofico-religiosi (Socrate, Buddha) e si presenta in qualche modo anche nella riedizione freudiana nel percorso conoscitivo come cura dalla nevrosi. In realtà spesso, per usare un aforisma antico, “qui auget scientiam dolorem” (chi accresce la conoscenza accresce il dolore). Quello che indubbiamente può cambiare è la qualità della sofferenza stessa che da nevrotica e parzialmente inconsapevole può divenire più consapevole e più tollerabile se congiuntamente si è associato un processo trasformativo e di crescita dell’individuo.
L’enfasi su questo punto giustifica la dizione di continuum della consapevolezza che generalmente viene attribuito a questa attitudine nel lavoro gestaltico.
“Mantenere il vostro senso della realtà: uno la coscienza intatta che la vostra consapevolezza esiste qui e ora; cercate di rendervi conto del fatto che siete voi a vivere l’esperienza: due siete voi che agite, osservate, reagite, resistete; che prestate attenzione a tutte le vostre esperienze, quelle “interne” come a quelle “esterne”, quelle astratte e quelle concrete, quelle che tendono verso il passato e quelle che tendono verso il futuro, quelle che “desiderate”, quelle che “dovete”, quelle che semplicemente “sono”, quelle che intraprendete deliberatamente, quelle che sembrano avvenire spontaneamente; nel corso di ogni esperienza, senza eccezione alcuna, ripetetevi: ora sono consapevole che”.... (F. Perls, R. Hefferline, P. Goodman, 1951, 95).

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