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IL LAVORO SUL SOGNO

Il dreamwork, o lavoro sul sogno, rappresenta sicuramente uno degli ambiti applicativi più originali dell'approccio gestaltico.
Un secolo fa, tra il 1898 e il 1900, Freud scriveva L'interpretazione dei sogni, l'opera che che più di ogni altra il fondatore della psicoanalisi considerava come innovatrice nell'aprire la "via regia" nel processo dell'auto conoscimento.
Mentre il contributo di Freud ha teso valorizzare l'importanza del rimosso e quindi della funzione onirica in quanto soddisfacimento allucinatorio di un desiderio inappagato che trova principalmente nel passato le origini della sua inibizione, C.G. Jung ha allargato tale prospettiva esplorativa ravvedendo nel sogno anche un elemento di anticipazione, un tendere verso una meta di realizzazione a cui il Sé, seppure spesso ad insaputa dello stesso sognatore, tende per propria natura e che lo rapporta strutturalmente alla dimensione del futuro.
E' tuttavia merito di Perls aggiungere alle due dimensioni del pasato e del futuro quella focalizzazione sul presente che consente la ricomposizione del tripode delfico, quella coniugazione cioé tra storia passata e dimensione prospettico-entelechiale che trova nel da-sein, nel concreto di una precisa declinazione spazio-temporale del presente quelle connotazioni di significato che più compiutamente la esprimono.
I fondamentali contributi dell'ottica gestaltica, seppure innegabili sotto il profilo dell'efficacia del lavoro clinico nel favorire il processo integrativo e della consapevole assunzione delle parti scisse, non ha trovato a tuttora una sufficiente elaborazione concettuale.
Nel tentativo di sintesi che di seguito si riporta verranno poste in evidenza alcune componenti che caratterizzano il lavoro gestaltico sul sogno con una particolare attenzione alla comprensione del processo morfogenetico dell'immagine e della sequenza onirica come espressione del processo creativo che integra elementi della storia passata, fattori attuali e movimento prospettico nell'evoluzione del Sé.
- L’identificarci nelle parti. Sembra quindi che l'attività onirica rappresenti una forma di ruminazione psichica attraverso la quale i vissuti raccolti quotidianamente, le tracce mnemoniche e le rappresentazioni anticipative sul futuro vengono processate dalla psiche al fine di mettere insieme i pezzi in insiemi dotati di senso. Il problema è che spesso sussistono impedimenti a tale processo assimilativo. Un pregiudizio contro l'aggressività, ad esempio, può impedirmi di riconoscere come mia una pulsione aggressiva con il risultato di proiettarla sull’altro da me. Per dare la parola a Perls: "Tutti i differenti elementi del sogno sono dei frammenti della personalità. Essendo il fine di ciascuno di noi divenire una personalità sana, vale a dire unificata, si tratta quindi di mettere insieme i diversi elementi del sogno. Dobbiamo riappropriarci degli elementi proiettati, frammenti della nostra personalità e recuperare quindi il potenziale contenuto nel sogno”(Perls, 1947, 251).
- l'immaginazione attiva. Di derivazione junghiana è del pari l'uso di questa importante metodologia che aiuta il sognatore ad assumersi la soggettività consapevole del percorso onirico. Spesso un sogno viene interrotto da un improviso risveglio. Immancabilmente ci troviamo di fronte ad una resistenza, ad un empasse che non ha consentito il prosieguo della rappresentazione onirica. Cosa lo ha impedito? Un efficace metodo è appunto quello di reimmergersi nella situazione interrotta e scoprire che cosa in noi non vuole proseguire e preferisce al contario interrompere la sequenza. Tale autointerruzione, una volta approfondita, ci darà utili informazioni sui nostri meccanismi evitativi e sulle modalità con le quali autointerrompiamo i nostri processi evolutivi;
- l’unicità della persona e dizionario dei simboli. I simboli, come le parole, possono avere molteplici - e spesso anche opposti - significati. Prima di ogni decodifica concettuale sarà quindi fondamentale assorbire l'emozione che accompagna ogni sequenza del sogno. Solo questa, infatti, consentirà di dare al codice semantico il suo vero significato contestualizzandolo nella situazione particolare in cui si è manifestato. La tendenza a ricorrere prematuramente alla decodifica simbolica attraverso l'interpretazione penalizza l'unicità dei vissuti del sognatore e rischia di perdersi nell'omologazione di cognizioni preconfezionate ed alle quali una banale competenza libresca può indebitamente far presumere di accedere.
Sentiamo al proposito Perls (1947, 241): “Dopo aver preso coscienza dell’esistenza delle proiezioni, dopo averle riconosciute come appartenenti alla vostra personalità, dovete assimilarle. Tale assimilazione è la miglior cura per tutte le tendenze paranoiche. Non è facile ammettere quando avete sogni paurosi che trovate un diabolico piacere nello spaventare le altre persone e che voi siete un serpente velenoso o un cannibale”;
- la polisemia e la gestalt emergente. Il sogno, come il mito ed anche singoli comportamenti umani, sono generalmente gravidi di una molteplicità di significati che, tutt'altro che escludersi a vicenda, si intrecciano coesistendo e spesso agendo come reciproci rimandi potenzianti. Tale sovradeterminazione, genialmente anticipata da Freud, consente di sviluppare secondo molteplici prospettive il materiale onirico presentato. Limiti di tempo ed un principio psico-economico impongono, o quanto meno suggeriscono, l'opportuniotà di cogliere quelle reti di significato che appaiano dotate di maggiore energia e pregnanza per il sognatore nella fase esistenziale che sta attraversando. La convergenza di dati immaginali, emozionali e cognitivi consentirà al terapeuta esperto di cogliere la tridimensionalità della figura che chiede di emergere con maggior forza da uno sfodo di rimandi possibili concentrando l'attenzione su quegli elementi che veicolano messaggi dotati di maggiore forza espressiva;
In conclusione possiamo dire che il lavoro sul sogno rappresenta una formidabile opportunità di conoscenza (la famosa via regia di freudiana memoria) al conoscimento del Sé e delle sue modalità di contatto (tra le parti del Sé e le rappresentazioni sul mondo esterno) e di cambiamento, specie se utilizzato a pieno attraverso un buon lavoro ermeneutico che consenta di riappropriarci della nostre parti scisse, di rielaborare vissuti rimossi nonchè di proiettarci più consapevolmente verso quelle direzioni esistenziali sulle quali i messaggi onirici ci danno puntuali indicazioni.

 

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