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GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELL’APPROCCIO GESTALTICO
Dal sostegno ambientale all’autosostegno
Tale forma di attraversamento può risultare talmente angosciosa
da non risultare praticabile da pare di un soggetto se non con l’aiuto
di un compagno di viaggio dotato di quelle doti di sensibilità,
conoscenza ed esperienza personale del percorso di cui si presume sia
dotato colui che si pone come accompagnatore.
Si riassume in questo paradigma non solo la figura di Virgilio nel percorso
dantesco, ma anche l’essenza del viaggio sciamanico. Da questo personaggio,
generalmente un personaggio che ha attraversato lui stesso esperienze
di morte o di malattia, ci si aspetta infatti la capacità di entrare
in una dimensione altra dove possa trovare quei nessi di significato capaci
di dare spiegazione di un ordine alterato e prefigurare quindi il rimedio.
Fondamentale, in quest’ottica, non è quindi tanto la capacità
del terapeuta di dare indicazioni dall’alto della sua posizione
di conoscenza quanto la sua capacità di entrare nelle parti oscure
della coscienza del paziente ed uscirne possibilmente con un elemento
di chiarificazione esplorato congiuntamente. La “ferita del terapeuta”,
se ovviamente elaborata attraverso il suo stesso percorso di crescita,
rappresenterà, come asserisce Jung, lo strumento principale di
condivisione, di sim-patia (termine che Perls preferiva a quello di em-patia
sottolineando l’attitudine alla partecipazione più che alla
immedesimazione) e di capacità di accompagnamento.
In realtà, il processo psicoterapeutico, in quanto esperienza riparativa
secondo il paradigma di Ferenczi, di qualcosa che presumibilmente non
ha funzionato nel processo educativo (inteso etimologicamente come e-ducere,
come accompagnamento da una condizione infantile ad una condizione adulta)
contempla sia la riedizione di una funzione materna che paterna.
Dando la parola a B. Simmons “Fritz individuava due funzioni necessarie
nel ruolo terapeutico: quella di incoraggiamento e quella di frustrazione.
L'incoraggiamento che è un atteggiamento "materno", comunica
al cliente che Lui può; la frustrazione che rappresenta un atteggiamento
più "paterno" fa capire al cliente che Lui deve... Naranjo
trasforma questa constatazione in una classificazione delle tecniche repressive
ed espressive, ossia interventi che lo spingono ad un contatto più
attento e dettagliato con il presente. Anche se riduttiva, questa utilizzazione
della visione di Perls facilita la comprensione delle diverse possibilità
di interventi terapeutici” (Simmons B, 1973, 9)
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