<-- indietro
LA TEORIA DEL CAMPO
Il tema dell'interazione tra individuo e ambiente costituisce un altro
dei fondamenti della psicologia della Gestalt, in particolare per come
andò sviluppandosi attraverso il lavoro di A. Goldstein e di K.
Lewin. Quest'ultimo, in particolare, utilizzando le ricerche che sul versante
della fisica delle forze elettromagnetiche andavano sviluppando Faraday,
Hertz, Einstein e Maxwell, sviluppò quel modello interpretativo
delle relazioni individuo/ambiente noto come Teoria del Campo.
Secondo questa impostazione ogni oggetto non può intendersi che
in relazione al contesto totale nel quale è incluso. La traslazione
operata da Lewin dal campo delle forze fisiche di attrazione/repulsione
ai comportamenti che è dato osservare nelle dinamiche all'interno
dei piccoli gruppi intesi, a loro volta, come rientranti in sistemi di
interazione più allargata, venne da Perls ripresa ed estesa anche
a quanto avviene all'interno dell'individuo stesso.
L'individuo infatti, nell'espressione della sua esistenza concreta, non
fa che muoversi all'interno di un campo di forze originate da interazioni
di attrazione o repulsione in rapporto ad elementi esterni come pure risultanti
dagli equilibri di forza tra elementi costitutivi del suo mondo interiore.
L'interpretazione del comportamento dell'individuo come imprescindibilmente
collegato al campo di forze del contesto ambientale in cui si trova, sviluppata
da Lewin, apriva quindi la possibilità di arricchire il tema della
dinamica figura/sfondo di un ingrediente fondamentale: quello appunto
dell'elemento di forza teso a riportare il sistema ad uno stato di equilibrio
omeostatico e di ridistribuzione ottimale delle valenze energetiche all'interno
di un determinato campo.
«Il presupporre l'esistenza di uno stato stazionario di tensione,
inoltre, implica una certa rigidità da parte del sistema in questione»
asserisce K. Lewin (Lewin, tr. it. 1961). Tale rigidità, possiamo
aggiungere anche alla luce dei successivi sviluppi della stessa Teoria
di sistemi, è in relazione al fatto che il sistema considerato
sia rigido o elastico, chiuso o aperto. Mentre infatti un sistema chiuso
tende a mantenere uno stato di equilibrio nel rapporto tra gli elementi
costitutivi, un sistema aperto all'immissione di elementi nuovi o influenzabile
in qualche modo da altri sistemi o da un sistema più allargato
che lo comprende, sarà soggetto ad una dinamica continua di redistribuzione
di forze e di aggiustamenti reciproci tra le componenti. Tale è
la situazione che inevitabilmente si osserva nell'uomo che rappresenta
senz'altro il livello di più alta complessità di fattori
e dimensioni interagenti, nei confronti di altre specie animali e degli
elementi inanimati.
L'imprescindibile necessità di accostarsi all'uomo, ai suoi vissuti
ed ai suoi comportamenti senza perdere di vista la dimensione sistemica,
il campo delle forze all'interno del quale lo stesso si muove, rappresenta
uno degli elementi che spinsero Perls a prendere le distanze dall'impostazione
psicoanalitica tradizionale che poneva tutta la propria attenzione sugli
avvenimenti interni dell'analizzato senza prendere in considerazione le
interazioni in concreto con l'ambiente e privilegiando, nella stessa relazione
transferale col terapeuta, gli elementi che lo legano al passato anzichè
quelli che hanno a che fare con la sua attuale modalità di rapportarsi
con aspetti di realtà.
A favorire l'apertura su di una considerazione allargata degli accadimenti
umani erano stati in vero anche due dei quattro analisti con cui Perls
aveva lavorato individualmente. Sia la Horney, infatti, come più
ancora Reich (e successivamente E. Fromm) rappresentano esponenti autorevoli
della psicoanalisi che si dimostrano maggiormrnte interessati a considerare
l'importanza non solo degli elementi pulsionali, endogeni, secondo l'impostazione
originaria della teoria freudiana degli istinti, ma anche degli aspetti
collegati al contesto socio-ambientale in cui l’individuo si muove.
E questo non solo ad un livello di considerazioni metapsicologiche più
generali, ma anche nel concreto del lavoro clinico sul soggetto.
Tale impostazione, quella cioè di lavorare direttamente sui sistemi
allargati, famiglia e rete sociale, verrà come è noto sviluppata
dai terapeuti relazionali coerentemente ai postulati dellateoria generale
dei sistemi e della comunicazione, ma trova nel lavoro nei gruppi, con
le coppie e le famiglie, come infine nel lavoro di drammatizzazione tra
parti interagenti del sè dell'individuo (secondo la tecnica del
monodramma ampiamente utilizzato in Gestalt) una chiara espressione di
come intendere un lavoro su di una figura emergente che non può
comunque mai prescindere dal tenere presente le realtà contestuali
(di sfondo) se non a costo di una riduttiva depauperazione del fenomeno
stesso.
La posizione di Perls si trova in effetti a ponte tra la teoria psicoanalitica
riguardo agli istinti e quella cosiddetta situazionista. Con questo termine,
usato da Wolman a proposito delle concezioni di Lewin, si intende infatti
la tendenza ad interpretare il comportamento umano in funzione delle forze
presenti nel campo analogamente a quanto viene proposto nel modello del
primo comportamentismo che, focalizzando l'attenzione sulla dinamica stimolo-risposta,
lascia in secondo piano (piano che in realtà sta emergendo nelle
più recenti elaborazioni ad opera della scuola cognitivista) gli
elementi intrapsichici dell'individuo e quindi le sue facoltà di
opzione consapevole.
<-- indietro
|