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Home --> Rubriche --> Approfondimenti --> Il trattamento delle vittime di molestie sessuali sul lavoro secondo l'approccio strategico

di Alessandra Menelao, argomento: Sessuologia

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Prima di parlare dell'intervento strategico nei casi di molestia sessuale è necessario fornire una definizione su cosa si intende per molestia sessuale sul posto di lavoro. Gli autori definiscono molestia sessuale sul posto di lavoro ogni atto o comportamento indesiderato, anche verbale, a connotazione sessuale arrecante offesa alla dignità e alla libertà della persona che lo subisce. Il comportamento indesiderato deve essere, inoltre, suscettibile di creare ritorsioni e un clima di intimidazioni nei suoi confronti (Sidoli, 2000).

Dall'esame della letteratura si evince che le molestie sessuali sul posto di lavoro sono legate ai ruoli sessuali, alle identità di genere e agli stereotipi sociali.

Dalle ricerche si è potuto riscontare che la maggior parte degli autori ha studiato le molestie sessuali sul posto di lavoro commesse dagli uomini nei confronti nelle donne. Per questo motivo le autrici in questo articolo hanno preso in considerazione le molestie sessuali commesse dagli uomini nei confronti nelle donne.

Le molestie sessuali sul posto di lavoro derivano dagli ideali e dalle costruzioni degli stereotipi sociali di genere e quindi sono patologie dei ruoli e delle identità di genere così come lo sono della sessualità.

In un precedente articolo le autrici hanno dimostrato che la strategia perversa delle molestie sessuali risiede nei ruoli maschili e femminili che vengono appresi sin dall'infanzia. Infatti le lavoratrici "devono" essere sempre pronte ad "obbedire" alle richieste del capo, inoltre devono saper amministrare l'azienda ed essere adeguate ad ogni situazione. Dall'altra parte i maschi apprendono, sin da bambini, ad esercitare il potere per comandare e governare.

Le molestie sessuali sono caratterizzate da un circolo vizioso in cui gli stereotipi di genere determinano il verificarsi delle molestie sessuali. Attraverso la rappresentazione mentale la vittima percepisce l'altro (l'autore delle molestie) come una persona che ha potere, in tal modo è possibile il verificarsi delle molestie sessuali. Così attraverso un meccanismo di tipo "profezia che si autodetermina" si fanno frequenti gli episodi, a lungo andare queste molestie presentano degli effetti sulla psiche della vittima, in questo modo il soggetto incomincia a perdere fiducia nelle proprie capacità lavorative evitando di andare al lavoro.

Caratteristica delle molestie sessuali sul posto di lavoro è la percezione e l'intenzionalità dei soggetti coinvolti (vittima e molestatore).

Sul posto di lavoro possono nascere e costruirsi rapporti socio-affettivi. La differenza fra le molestie sessuali e i rapporti socio-affettivi risiede nel fatto che le prime sono legate ad un atteggiamento di potere e perverso, i rapporti socio-affettivi sono basati sulla reciprocità e la consensualità.

Le molestie sul posto di lavoro coinvolgono le lavoratrici e i lavoratori nella loro situazione lavorativa essi si manifestano al confine fra l'individuo e il loro contesto familiare.

Gli effetti delle molestie sessuali sul posto di lavoro coinvolgono l'individuo e tutte le persone che hanno a che fare con la vittima: i familiari, i colleghi di lavoro, gli amici e l'azienda.

I colleghi di lavoro, sia donne che uomini, nella maggior parte tendono ad isolare la vittima delle molestie. Come effetto alla donna sopraggiunge un senso di impotenza, di abbandono, e di isolamento.

Tra gli effetti che possiamo riscontare ci sono il disturbo post-traumatico da stress, nervosismo, mancanza di concentrazione, insonnia, disturbi legati alla nutrizione, mal di pancia, mal di schiena, tensione, angoscia, mancanza di sicurezza, senso di inferiorità e senso di colpa.

L'intervento strategico applicato alle molestie sessuali sul posto di lavoro ha come obiettivo il cambiamento e la risoluzione di problematiche socio-relazionali e lavorative.

Nei casi di molestia sessuale è necessario un coordinamento tra i sindacati, le confederazioni, il trattamento psicoterapeutico e le disposizioni penali, civili.

Risulta essere necessario attuare una "sintonizzazione operativa" negli interventi al fine di dirigerli ad obiettivi convergenti e per scongiurarne i potenziali effetti di dispersione e ostacolo rispetto al progresso del trattamento, incentivando un lavoro di équipe.

L' APPROCCIO STRATEGICO
L'approccio strategico nasce dal lavoro clinico di Milton Erickson e dagli studi sulla comunicazione umana attuati dal Mental Research Institute di Palo Alto.

Molti autori definiscono la terapia strategica come un metodo per la soluzione dei problemi umani, che persegue il raggiungimento degli obiettivi attraverso l'attuazione di strategie predeterminate.

La terapia strategica non si rivolge all'analisi del profondo o alla ricerca delle verità nascoste, ma sul come funziona e sul come si può cambiare la situazione di disagio di un soggetto, vittima di molestie sessuali. Il passaggio è dai contenuti ai processi, un sapere come fare piuttosto che un sapere perché (Nardone e Watzlawick, 1990; Petruccelli, 2000).

Secondo Milton Erickson, ideatore dell'approccio strategico, l'obiettivo principale del processo terapeutico è il cambiamento, inteso come ristrutturazione dell'esperienza, del comportamento e delle finalità del soggetto stesso.

Erickson era interessato principalmente all'utilizzo delle risorse che il soggetto possiede. L'elemento innovativo che emerge dall'approccio Ericksoniano è l'importanza cruciale del cambiamento basato sul soggetto, in cui il terapeuta si limita a strutturare una comunicazione che gli consente di ottenere la massima collaborazione da parte del soggetto (Nardone e Watzlawick, 1990).

Secondo la terapia strategica la percezione della realtà è il prodotto del punto di osservazione, degli strumenti e del linguaggio utilizzati dalla vittima di molestia sessuale.

L'approccio strategico si fonda sull'assunto che la realtà è una costruzione personale. Gli interventi consistono quindi nel sostituire una realtà divenuta problematica con una realtà più soddisfacente per la vittima. Bisogna tener presente che la nuova realtà non è necessariamente più vera, più giusta, più normale di quella precedente.

Alla base della costruzione del problema da parte delle persone vi è il sistema percettivo-reattivo delle persone che è costituito dal modo di percepire e significare la realtà insieme al repertorio comportamentale del soggetto (Petruccelli, 2000)

Si evince quindi, non una visione assolutistica dei problemi umani ma un modello, che costruendo le proprie strategie di intervento sulla base degli obiettivi che si pone, si interessa soltanto di adeguare le proprie conoscenze operative alla realtà incontrata, con l'intento di far divenire il più funzionale possibile la relazione con tale realtà (Nardone e Watzlawick, 1990: 3-4).

Un comportamento può essere etichettato, percepito, considerato secondo il punto di vista dell'osservatore e in base al contesto in cui si manifesta e il significato che viene attribuito a tale comportamento, dipende dalla costruzione e dall'interpretazione dell'osservatore (de Shazer et al., 1998).

In base a queste premesse, è possibile che terapeuta e vittima di molestia sessuale costruiscano un significato nuovo e più vantaggioso per almeno qualche aspetto del comportamento disturbato. E' necessario, nell'intervento strategico che il terapeuta e la vittima delle molestie sessuali stabiliscano insieme degli obiettivi piccoli, concreti e ragionevoli e procedere per passi producendo man mano solo piccoli cambiamenti.

Dalle ricerche è emerso che quando si produce un piccolo cambiamento nel comportamento di una vittima di molestie sessuali si producono differenze profonde e di vasta portata nel comportamento di tutti gli altri soggetti coinvolti.

Il cambiamento, attuato attraverso l'intervento terapeutico, non è un processo interno al paziente ma un processo interpersonale dove la relazione terapeutica assume un significato di collaborazione.

Per favorire il cambiamento il terapeuta si assume la responsabilità di influenzare le persone giocandosi un ruolo attivo di guida nella progettazione di adeguate strategie attraverso l'utilizzo di tecniche specifiche. Il terapeuta strategico impartisce le prescrizioni di comportamento. Esse hanno un ruolo di rilievo all'interno del modello strategico in quanto permettono di far sperimentare al paziente azioni di vita concreta che interrompono il meccanismo di azioni, retroazioni e tentate soluzioni che mantengono il problema.

Il terapeuta deve impartire una prescrizione, inserendola in un contesto comunicativo molto suggestivo.

Si distinguono: prescrizioni dirette con cui si assegna al paziente un compito specifico; prescrizioni indirette, che utilizzano lo spostamento del sintomo, attirando l'attenzione del paziente su una diversa problematica allo scopo di ridurre l'intensità del disturbo presentato; prescrizioni paradossali, che utilizzano la prescrizione del sintomo, creando la situazione paradossale di dover eseguire volontariamente ciò che è involontario (Erickson e Rossi, 1981; Nardone e Watzlawick, 1990; Nardone, 1991, Petruccelli e Parziale, 1999).

LA TERAPIA BREVE AD APPROCCIO STRATEGICO NEI CASI DI VIOLENZA SESSUALE
Nei casi di molestie sessuali il terapeuta strategico si propone di facilitare lo sviluppo del cambiamento e la risoluzione di conflitti e di problematiche socio-relazionali.

Per far questo di importanza cruciale è l'esplicitazione tra vittima di molestie sessuali e terapeuta degli obiettivi che entrambi, attraverso il processo di collaborazione, intendono conseguire.

E' stato elaborato un modello di intervento strategico nei casi di molestie sessuali sul posto di lavoro. Il modello che viene proposto è suddivisibile in cinque stadi sequenziali, all'interno dei quali si delineano specifici obiettivi da perseguire, tecniche ed un tipo di comunicazione ad hoc.

Schematicamente possiamo suddividere i cinque momenti in questa maniera:

- definizione del problema;
- definizione degli obiettivi;
- definizione delle soluzioni tentate;
- definizione delle strategie;
- consolidamento dell'autonomia del soggetto.

La prima fase consiste nella diagnosi del problema. Essa non è da considerare uno stadio differenziato dalla fase terapeutica, in quanto sin dal primo contatto tra terapeuta e paziente si verifica una influenza reciproca.

La terapia strategica si differenzia dall'approccio medico tradizionale proprio perché in quest'ultimo caso si sostiene la sequenza lineare diagnosi-intervento, mentre nell'approccio strategico si dà ampio spazio ad un processo circolare di retroazione comunicative che si attivano contemporaneamente all'inizio di un'interazione umana.

Nella terapia strategica il primo contatto con la vittima di molestia sessuale sul posto di lavoro assume un ruolo importante poiché, già da questa fase il terapeuta deve eseguire alcune manovre guida, per impostare e condurre con successo il trattamento.

In primo luogo il terapeuta deve avere informazioni sul problema e sul paziente per la costruzione di un adeguato intervento ad approccio strategico. Inoltre il terapeuta deve catturare il paziente. Per catturare il paziente si intende acquistare potere di intervento mediante la suggestione per renderlo manipolabile. In questo primo stadio della terapia gli obiettivi che il terapeuta si prefigge, sono la chiara definizione del problema, la costruzione della relazione e l'accordo sugli obiettivi, questo consente alla vittima di molestie sessuali sul posto di lavoro di cogliere l'implicito messaggio che esiste la soluzione al suo problema.

Per pervenire a soluzioni soddisfacenti al fenomeno delle molestie sessuali sul posto di lavoro è necessaria un'accurata definizione del problema. In molti casi le vittime di molestie sessuali sul posto di lavoro non sempre sono pienamente consapevoli di qual è il vero problema: percepiscono solo che c'è un problema. Per facilitare l'intervento il problema non deve essere percepito come una generica, diffusa e inafferrabile entità metafisica ma dovrebbe diventare qualcosa di descrivibile.

Per rendere la molestia sessuale più descrivibile e quindi più esplicita è possibile indagare una serie di aree che aiutano a chiarificare la situazione:

A. Identificazione e denominazione del problema;
B. Descrizione concreta delle modalità comportamentali;
C. Analisi delle dinamiche relazionali (quando, con chi si manifesta e con chi non si manifesta e con chi no);
D. Prima analisi spazio-temporale della situazione (dove ed in quali situazioni appare);
E. Seconda analisi spazio-temporale della situazione (con quale frequenza e intensità si manifesta).

L'indagine sul problema si focalizza sul sistema percettivo-reattivo tipico della donna molestata, che mantiene operante e perseverante il problema presentato in un circolo vizioso che contribuisce all'esplicitarsi delle molestie.

Generalmente gli autori strategici definiscono il sistema percettivo-reattivo in questo modo: "il sistema percettivo-reattivo è il funzionamento di tre tipologie di relazioni interdipendenti cui l'individuo è sottoposto: la relazione con se stesso la relazione tra il sé e gli altri e la relazione tra il sé e il mondo" (Nardone e Watzlawick, 1990).

La seconda fase costituisce la definizione degli obiettivi. L'obiettivo principale di questa fase è la rottura del sistema percettivo-reattivo rigido attraverso lo sblocco del circolo vizioso creato dalle tentate soluzioni che mantengono il problema.

In questo modo si verifica la possibilità di avere nuove reazioni e percezioni al problema presentato, per ottenere ciò il terapeuta strategico utilizza le esperienze dirette facendo esperire alla vittima una diversa percezione e di conseguenza una reazione differente rispetto a quella perpetrata sino a tale momento (Nardone e Watzlawick, 1990).

Il lavoro terapeutico, consiste in questo stadio dell'intervento, nel "far fare" qualcosa di diverso alla vittima, cambiando il suo comportamento, la sua interpretazione e la sua percezione della molestia trovando una soluzione che consiste nella risoluzione del problema nei casi di molestie sessuali una strategia comportamentale che può essere utilizzata è provocare nella vittima esperienze percettive, concrete, diverse e alternative rispetto alle strategie messe in atto fino a quel momento, così che la vittima può percepire nuove reazioni emotive e ristrutturazioni cognitive, in questo modo attraverso questo processo si provoca un cambiamento a livello emotivo, cognitivo e comportale.

Per ridurre la resistenza del paziente è necessario che le manovre terapeutiche siano focalizzate su un piccolo cambiamento.

In questo modo si riduce la resistenza del paziente producendo una trasformazione, dal momento che anche il più piccolo cambiamento produce una reazione a catena in grado di sconvolgere tutto il sistema.

Il terzo stadio del trattamento è costituito dalla definizione delle soluzioni tentate. Questa fase della terapia è fra le più preziose, perché costituisce la base per affrontare efficacemente il fenomeno dalle molestie sessuali sul posto di lavoro.

Come afferma Petruccelli (2000: 82): "secondo l'approccio strategico, una difficoltà […] si trasforma in problema quando si continua a mettere in atto una o più soluzioni non soddisfacenti. Paradossalmente, anziché non sortire alcun effetto, la perseverazione delle tentate soluzioni contribuisce al mantenimento del problema".

Analizzare le tentate le soluzioni in un'ottica strategica significa entrare in contatto con il sistema percettivo reattivo della vittima della molestia. Il terapeuta può avere un quadro più chiaro di come la vittima percepisce la situazione e quante e quali strategie di risposta ha a disposizione.

Elemento essenziale della terapia strategica è il fatto che la vittima, portatrice del problema, è la principale esperta del suo problema, mentre il terapeuta è l'esperto che aiuta a far emergere le risorse personali della vittima e del sistema coinvolto nella molestia.

La quarta fase è quella della definizione delle strategie da adottare. Queste ultime devono essere pertinenti e specifiche per ogni caso di molestia sessuale.

Nei casi in cui la strategia adottata non determina la soluzione attesa è importante che il terapeuta elabori una nuova strategia, anziché ostinarsi su quella precedente che non sortisce gli effetti desiderati (Petruccelli, 2000).

In questa fase l'intervento strategico è costituito dall'assegnazione di una serie graduale di prescrizioni di comportamento, precedute e seguite da ristrutturazioni cognitive.

L'ultima fase è costituita dal consolidamento dell'autonomia del soggetto. Questo stadio rappresenta la conclusione del trattamento. Il terapeuta, effettuando un riepilogo e una spiegazione dettagliata delle strategie utilizzate e del processo terapeutico svolto, gratifica il paziente e ne mette in risalto l'impegno e la capacità personale.

L'intervento strategico si conclude con questa fase. Dagli studi effettuati su casi clinici si evince l'importanza di non interrompere bruscamente la terapia, ma continuare con un follow-up per un periodo di tempo protratto nel tempo.

In questo modo, si continua a mantenere una relazione con la vittima e si percepiscono eventuali segnali di difficoltà che potrebbero essere indicatori di molestie.

Il follow-up è utile anche per verificare l'efficacia del trattamento messo in atto dal terapeuta.

CONCLUSIONI
Nell'analizzare temi "difficili" e "scottanti" come le molestie sessuali sul posto di lavoro bisogna assumere l'atteggiamento dello scienziato, studiando e capendo quello che succede nelle aziende.

Il tema delle molestie sessuali sul posto di lavoro è un argomento complesso della psicologia del lavoro e della sessuologia clinica perché non si possiede, allo stato attuale della ricerca, una definizione chiara ed univoca su cosa esse siano e su quali effetti psicopatologici provocano.

Inoltre le molestie sessuali sul posto sono legate agli stereotipi di genere. In quest'ottica l'uomo possiede autonomia, attivismo, senso della disciplina, logica, coraggio, rudezza, decisione negli obiettivi, spirito do avventura, ribellione, capacità di dominio, virilità. Dal canto suo la donna incarna lo stereotipo per cui possiede la sollecitudine, la capacità di esprimere sentimenti, la dipendenza, la passività, e i legami con gli altri, la pulizia, la purezza, la gentilezza, l'attenzione agli altri, la remissività.

Si evince, quindi, che la progettazione di un intervento deve tener conto necessariamente di questi fattori.

La strumentalizzazione delle donne molestate trascura questi elementi e non fornisce lo spazio a progetti di prevenzione e della eventuale risposta che operatori esperti possono fornire nelle aziende.

La sensibilizzazione esasperata e multidirezionale non sembra portare alcun vantaggio né alle donne vittime né alle aziende per questi motivi, sebbene sia difficile parlare con il dovuto distacco delle molestie sessuali gli operatori devono analizzare il fenomeno senza assumere l'atteggiamento moralista e giurista.

Gli obiettivi che ci proponiamo, per il prossimo futuro, saranno quelli di delineare dei possibili programmi preventivi. Per far questo bisognerà imprimere una maggiore sensibilità individuale che non sia rappresentata solo dalla indignazione, ma anche da una diffusione della conoscenza del fenomeno attraverso interventi di tipo formativo.

Come abbiamo affermato precedentemente le molestie sul posto di lavoro coinvolgono le lavoratrici e i lavoratori nella loro situazione lavorativa essi si manifestano al confine fra l'individuo e il loro contesto familiare.

Gli effetti delle molestie sessuali sul posto di lavoro coinvolgono l'individuo e tutte le persone che hanno a che fare con la vittima: i familiari, i colleghi di lavoro, gli amici e l'azienda.

I programmi di prevenzione attuati attraverso interventi formativi saranno utili ed efficaci solo se vi saranno coinvolti tutti questi livelli.

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