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di Paolo Chellini, argomento: Psicologia Generale

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Dal momento della nascita tutta la vita rappresenta un apprendimento che avviene in modo semplice e continuo, attraverso interazioni a diverso livello di complessità con l'ambiente che ci circonda. Il concetto di apprendimento si riferisce al manifestarsi di un cambiamento nel comportamento di un soggetto di fronte a una data situazione, per il fatto che quella situazione sia stata sperimentata ripetutamente, ammesso che il cambiamento del comportamento non possa essere spiegato con tendenze innate alla risposta, maturazione o stati temporanei del soggetto (fatica, droghe ecc.). In altre parole, l'apprendimento è l'insieme di quei cambiamenti relativamente stabili nel comportamento che sono la conseguenza delle passate esperienze e hanno per lo più una funzione adattiva per l'organismo.

L'apprendimento deriva dall'esperienza all'interno di un dato contesto di vita, che si caratterizza come l'insieme di eventi tipici di quella particolare situazione: quindi la sorgente del cambiamento va ricercata nella relazione con l'ambiente, cioè in quella somma totale di stimoli che l'individuo riceve e a cui risponde, dal concepimento fino alla morte. L'organismo e l'ambiente sono perciò immersi in un accoppiamento strutturale capace di determinare, sia nell'uno, sia nell'altro, una serie di perturbazioni che nella loro dinamica, possono modificare l'espressione ontogenetica del loro divenire.

L'epistemologo cibernetico Gregory Bateson in un suo famoso saggio " Le categorie logiche dell'apprendimento e della comunicazione", definisce l'apprendimento come divisibile in livelli gerarchici (i livelli logici dell'apprendimento), aventi tra se una relazione circolare a sviluppo progressivo. In altre parole, ad un apprendimento iniziale dato dal patrimonio genico dell'individuo, nel corso dell'ontogenesi dell'organismo si evidenzia un aumento di complessità cognitiva capace di contrapporsi agli automatismi codificati geneticamente, fino allo sviluppo di una complessa funzione autoriflessiva che mette il soggetto in grado di discriminare i contesti di vita, aumentando così la sua plasticità alle richieste dell'ambiente.

Bateson a questo proposito, ipotizza una funzione dell'organismo che ha denominato "Deutero Apprendimento", cioè una capacita di apprendimento di tipo superiore in relazione al processo di adattamento contestuale, cioè un imparare ad imparare. Bateson scrive:"Ora accade che nei laboratori di psicologia si verifica comunemente un fenomeno di un grado di astrazione o generalità alquanto maggiore di quelli per lo studio dei quali sono stati progettati gli esperimenti. E' luogo comune che il soggetto sperimentale, sia esso uomo o animale, diventa un miglior soggetto dopo ripetuti esperimenti. Egli non solo apprende a salivare ai momenti opportuni o a recitare le appropriate sillabe senza senso, ma anche, in qualche modo, apprende ad apprendere. Non solo risolve i problemi postigli dallo sperimentatore e che singolarmente sono problemi di apprendimento semplice, ma al di là di questo egli diventa sempre più capace di risolvere i problemi in generale".

La capacità di ricordare
Quell'insieme di eventi interni dell'organismo che nel loro insieme vengono definiti con la parola apprendimento, nel linguaggio comune ma anche nei più recenti manuali di psicologia generale, vengono raggruppati all'interno della "parola" memoria.

Per memoria si intende la capacità un organismo vivente di conservare tracce della propria esperienza passata e di servirsene per relazionarsi al mondo e agli eventi futuri. La funzione con cui si esprime la memoria è il ricordo la cui scomparsa determina l'oblio.

Con i termini memoria a breve termine, memoria a lungo termine, memoria episodica e memoria semantica, memoria dichiarativa e memoria procedurale, memoria immaginativa e memoria verbale, non si intende tanto magazzini differenti di memoria o di parti distinte della nostra memoria, si evocano piuttosto "aspetti" con cui si rivela la nostra memoria.

Col termine memoria a breve termine si indica una forma di conservazione che dura poche decine di secondi; se il suo contenuto non viene trasferito in un archivio più "resistente", ovvero nella memoria a lungo termine, viene perduto.

Tulving ha distinto una memoria episodica e una memoria semantica, perciò secondo questo autore, uno stesso stimolo può essere un "episodio", oppure qualche cosa che viene assimilato a molte altre esperienze. Secondo Tulving, nella memoria episodica vi sono conoscenze su oggetti ed eventi riferibili a un momento preciso in cui un individuo le ha acquisite. La memoria semantica è svincolata, invece, dai riferimenti ad esperienze individuali e contiene un insieme di proposizioni che sono condivise da più individui. Questo tipo di conoscenza sarebbe organizzato in reti in cui proposizioni diverse sono interconnesse tra di loro spesso in modo gerarchico (uno dei primi modelli a rete gerarchica della memoria semantica fu quello di Collins e Quillian). La memoria semantica è spesso intesa come sinonimo di rappresentazione e organizzazione delle conoscenze nella mente umana.

La conoscenza dichiarativa è qualcosa di simile alla map knowledge, mentre è tipicamente procedurale la route knowledge.

Per le conoscenze preposizionali e immaginative, ci sono dati sperimentali che dimostrano che le nostre elaborazioni cognitive si avvalgono sia di una forma di rappresentazione spaziale e visiva, sia di una forma preposizionale, cioè una serie di descrizioni sulle relazioni tra oggetti ed elementi (ad esempio, la proposizione "Il libro sta sul tavolo" descrive la dislocazione nello spazio dei due oggetti libro e tavolo e questa descrizione è il fondamento dell'immagine relativa).

I modelli teorici della memoria
Tra i primi modelli che concepivano la mente come una struttura a stadi, ebbe una notevole influenza il modello di Atkinson e Shiffrin sui due stadi della memoria (memoria a breve termine e memoria a lungo termine) preceduto da un magazzino di registrazione dell'informazione sensoriale. Tale modello fu criticato da Craik e Lockhart (1972) nella loro nuova proposta dei "livelli di elaborazione". La "forza della memoria" e la prestazione nei compiti di memoria sarebbe dipesa da quella che fu definita la "profondità" di elaborazione dell'informazione piuttosto che dalla sua ripetizione continua. Ad un livello superficiale di elaborazione (analisi delle caratteristiche fisiche) sarebbero seguiti i livelli più profondi (fino all'analisi semantica). Su questa linea è possibile inserire la teoria della doppia codifica di Paivio. Questa sostiene che i processi cognitivi operano attraverso due modi distinti anche se interagenti: da una parte un sistema non verbale, immaginativo, e dall'altra un sistema verbale specializzato. Paivio mise in evidenza nei suoi esperimenti che l'informazione verbale relativa ad oggetti concreti, facilmente immaginabili, come ad esempio "coniglio", è trattenuta in memoria in misura maggiore dell'informazione verbale astratta, difficilmente immaginabile, come ad esempio "virtù". Le parole a carattere immaginativo traggono il loro vantaggio dalla doppia codifica cui sono sottoposte (immaginativo e verbale), mentre le parole astratte, a carattere non immaginativo, sono ricordate in misura minore essendo state codificate solo con il codice verbale.

I modelli connessionistici derivanti dalle reti neurali propongono l'ipotesi sub-simbolica della conoscenza, Secondo questi modelli nella memoria non si troverebbero simboli immagazzinati, ma pattern di attivazione capaci nel loro incontro con la realtà esterna all'organismo di ricreare l'esperienza del ricordo nelle sue manifestazioni simboliche. In altre parole, la memoria di un evento o cosa verrebbe ricreata ad hoc, tutte le volte che se generi la necessità.

Comunicazione e linguaggio
Negli anni sessanta il gruppo di ricerca di Palo Alto studiò e definì la funzione pragmatica della comunicazione, cioè la capacità di provocare degli eventi nei contesti di vita attraverso l'esperienza linguistica (intesa sia nella sua forma verbale, sia nella sua forma non verbale). Gli autori definirono gli assiomi della comunicazione (l'impossibilità di non comunicare, livelli comunicativi di contenuto e di relazione, la punteggiatura della sequenza di eventi, comunicazione numerica e analogica, interazione complementare e simmetrica), producendo una griglia di lettura capace di spiegare una serie di effetti emergenti dall'interazione relazionale, all'interno dei vari contesti di vita.

Negli anni novanta la ricerca ha dato sempre più importanza alla funzione linguistica umana, oggi è largamente accettata l'idea che il bambino già al momento della nascita è immerso attivamente in un universo di relazioni comunicative con le figure di riferimento. Molti studi convalidano l'idea che la nostra coscienza, o meglio la nostra autocoscienza, nasce dalla funzione linguistica all'interno delle relazioni strutturate in cui siamo immersi nel nostro quotidiano. H. Maturana nel suo libro "Autocoscienza e realtà" scrive: Noi esseri umani siamo sistemi viventi che esistono nel linguaggio. Questo significa che benché esistiamo come esseri umani nel linguaggio e dunque i nostri domini cognitivi (domini di azioni adeguate) hanno luogo nell'agire linguistico, questo agire linguistico si attua attraverso il funzionamento come sistemi viventi.

Il linguaggio è dunque una funzione che si evolve all'interno del nostro accoppiamento strutturale con i nostri simili, in altre parole i partecipanti ad una conversazione nel loro agire linguistico producono delle distinzioni sulla realtà che vengono accettate e mantenute stabili finendo per essere trasformate in simboli consensuali che stanno al posto delle distinzioni consensuali operate dai comunicanti. Il fenomeno del linguaggio nasce dunque dalla coordinazione consensuale di azioni o distinzioni in un qualsiasi dominio contestuale. All'interno dell'agire linguistico gli oggetti sono coordinazioni consensuali di azioni che funzionano come simboli al posto delle coordinazioni consensuali di azioni che essi coordinano.

Se usiamo la spiegazione biologica del linguaggio diventa evidente che l'agire linguistico, quando nasce, nasce come forma di coesistenza tra sistemi viventi. A questo proposito, Maturana ha coniato il neologismo lingueggiare, cioè l'atto biologico della definizione intersoggettiva comunicazionale.

Quanto detto sopra, porta allo sviluppo di alcune considerazioni: l'agire linguistico è un fenomeno sociale, gli esseri umani si realizzano all'interno di un mutuo accoppiamento linguistico in quanto, i fenomeni come la coscienza e in senso più ampio la mente, si generano all'interno delle dinamiche interattive delle nostre coordinazioni consensuali che si esprimono all'interno del nostro lingueggiare.

Le emozioni
Oltre ad analizzare la funzione linguistica, che come abbiamo visto ha rappresentato nella specie umana, a seguito delle sue caratteristiche, un salto evolutivo esponenziale, è interessante per la complessità esplicativa richiesta per una appropriata spiegazione del fenomeno "conoscenza", spiegare brevemente l'esperienza emozionale.

L'emozione è un pattern complesso di modificazioni che includono un'eccitazione fisiologica, dei sentimenti, dei processi cognitivi e delle reazioni comportamentali in risposta ad una situazione che è percepita dal soggetto come importante per il mantenimento del proprio equilibrio e del proprio benessere. L'eccitazione fisiologica include: alterazioni neurali, ormonali, viscerali e muscolari. I sentimenti includono stati e tonalità affettive lungo l'asse buono-cattivo o l'asse positivo-negativo. I processi cognitivi includono interpretazioni, ricordi e aspettative dell'individuo, sia come contenuti, sia come modalità di "processare" cognitivamente il proprio rapporto con la realtà. Le reazioni comportamentali includono sia quelle espressive ( piangere, ridere), sia quelle strumentali (chiedere aiuto, fuggire, ecc.).

Da quanto detto sopra, consegue che l'agire linguistico è connotato emotivamente in quanto presenta una valenza emotiva per il soggetto che la esprime ed è, di per se, orientante all'azione.

La parola presenta dunque, nel suo dominio di esistenza, un significato denotativo e uno connotativo.

Il significato denotativo della parola è il concetto cui la parola si riferisce, ovvero la categoria di cose che la parola può indicare. Il significato denotativo, equivale alla somma totale delle idee condivise nella nostra cultura su quel che la parola rappresenta.

Il significato connotativo, o emotivo (talvolta detto significato affettivo) di una parola riflette quel che sentiamo del concetto simbolizzato dalla parola.

Le parole hanno significati differenti in contesti differenti. Quando le parole ambigue vengono usate nel contesto di una conversazione, viene in mente solo il significato appropriato. In generale, il fatto che la gran parte delle parole sono ambigue non causa alcun problema, dal momento che siamo in grado di usare il contesto per individuare il significato appropriato.

Le conclusioni
Azione ed emozione sono dunque elementi fondamentali per una corretta comprensione della funzione linguistica, la coscienza nasce nel linguaggio che è un'azione connotata emotivamente in quanto atto biologico. Ne consegue che l'apprendimento di una data lingua è legato all'esperienza che l'organismo ha nel suo "essere nel mondo" e quindi, nel poter interagire con esso attraverso la coordinazione di azioni consensuali connotate emozionalmente e orientani all'azione; in una ricerca continua dell'adattamento contestuale in funzione della conservazione della propria coerenza strutturale. In altre parole, noi esprimiamo noi stessi all'interno di una serie di ricorsività che emergono dal nostro agire linguistico.

Il nostro senso autoriflessivo derivante dalle capacità funzionali del nostro sistema nervoso ci dota di quella possibilità che risulta capace di esprimere delle azioni attraverso dei simboli linguistici che una volta concatenati, noi riconosciamo come storie; storie che ci permettono di prevedere il flusso continuo della realtà in cui siamo immersi, in quello che è possibile dire essere solo... la nostra storia.

Bibliografia

Bateson G., Verso un'ecologia della mente, Ed. Adelphi, 2000

Maturana H., Autocoscienza e realtà, Ed. Raffaello Cortina, 1993

Maturana H.; Varela Francisco J. L' albero della conoscenza, Ed. Libri Garzanti, 1999

Sirigatti S., Manuale di psicologia generale, Ed. UTET Libreria, 1995

Viggiano M. Pia, Introduzione alla psicologia cognitiva. Modelli e metodi, Ed. Laterza, 1997

Watzlawick P.; Beavin J. H.; Jackson D. D, Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi, Ed. Astrolabio, 1971


 
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