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L'esotico diventa erotico, una teoria sull'omosessualità
di Carlotta Bettazzi

Sono state pubblicate varie opere sul tema dell'omosessualità, nell'eterno dibattito tra patologia/normalità, possibilità/impossibilità di cura, condizione innata/condizione acquisita. Innanzitutto è utile specificare il significato del termine omosessualità, ovvero un comportamento che implica la scelta di un partner sessuale dello stesso genere. A seconda che la si definisca come conseguente ad una preferenza per il medesimo sesso o come un comportamento occasionale, prenderà una connotazione più o meno ampia.

Come hanno sostenuto Foucault (1974) ed altri “il concetto di orientamento sessuale è relativamente recente…”.Infatti, finché questo tema non ha avuto la rilevanza che gli viene attribuita oggi, non era considerato un problema e la scelta del proprio orientamento sessuale era vissuta in modo abbastanza normale. Basti pensare che anche il termine omosessualità è nato solo nei primi anni del ‘700 ad opera di alcuni psichiatri tedeschi. Prima di allora venivano normalmente praticate varie forme di omosessualità, come riti iniziatici, non solo in Grecia e in Oriente, ma anche nel mondo indoeuropeo arcaico. In queste civiltà il passaggio dall'età della fanciullezza allo stato di adulto era segnato da un'importante fase, il rito iniziatico, che spesso includeva comportamenti omosessuali.

Dopo un lungo periodo in cui l'omosessualità veniva vista come una patologia, nel 1974 l'Associazione Psichiatrica Americana (APA) sostenne che “l'omosessualità in sé non implica un deterioramento nel giudizio, nell'adattamento, nel valore o nelle generali abilità sociali o motivazionali di un individuo”. Inizialmente venne considerata ancora patologica l'omosessualità definita “egodistonica”, cioè quella “della quale il soggetto si lamenta”, ma anche questa definizione fu definitivamente abbandonata tredici anni dopo (Ey, Bernard & Brisset, 1989). Solo nel 1993 l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), alla stessa stregua dell'APA, definì l'omosessualità “una variante non patologica del comportamento sessuale”.

La vecchia concezione dell'omosessualità vista come patologia è stata scardinata principalmente da due fattori: la ricerca empirica e l'azione costante dei movimenti per i diritti dei gay e delle lesbiche. Ciò ha determinato, tra le altre cose, anche l'abbandono di pratiche terapeutiche che talvolta si trasformavano in vere e proprie crudeltà, basti pensare all'elettroshock, alla terapia aversiva, alla lobotomia o all'asportazione del clitoride nelle donne (Katz, 1976).

Vari sono stati i tentativi di formulare una teoria che riuscisse a spiegare l'instaurarsi di un orientamento sessuale omosessuale. Molti autori, Freud (1905) per primo, ipotizzarono che la causa dell'omosessualità risiedesse in particolari dinamiche familiari dovute a specifiche caratteristiche dei genitori, come un padre assente e distante e una madre iperprotettiva. Altri ricercatori, invece, hanno mostrato prove di influenze biologiche come differenti livelli di ormoni durante la vita prenatale che determinerebbero delle alterazioni nella differenziazione del cervello (Dörner, 1976; 1980); o ancora delle cause genetiche, poiché è stato riscontrato che i marcatori presenti su un segmento del cromosoma X, regione Xq28, era condiviso dai fratelli gay con una frequenza superiore al 50% (Hamer et al.,1993). Tutte queste teorie, sebbene siano state supportate da vari esperimenti, non riescono però a spiegare l'omosessualità nella sua interezza.

Per questo motivo, Bem (1996) ha formulato la teoria Exotic-Becomes-Erotic (EBE). Tale teoria, infatti, ha il vantaggio di coinvolgere sia le variabili biologiche, che i fattori esperenziali e socioculturali. Bem critica il fatto che tutti gli studi si focalizzino solamente sulla causa dell'omosessualità, presumendo che l'eterosessualità sia un comportamento così naturale, una così ovvia conseguenza evolutiva del vantaggio riproduttivo, da non necessitare di altre delucidazioni. Soltanto le deviazioni dall'eterosessualità, secondo tale ottica, dovrebbero essere investigate. Bem, al contrario, sostiene che anche l'uso del genere come base per la scelta sessuale è un problema che necessita chiarimenti. Di conseguenza, la teoria EBE cerca di considerare tre osservazioni:
  • Molti uomini e donne nella nostra cultura hanno una preferenza esclusiva e durevole per maschi o femmine; il genere è, infatti, il criterio più usato per la maggior parte delle scelte erotiche delle persone.
  • Molti uomini e donne, nella nostra cultura, hanno una preferenza erotica esclusiva e durevole per le persone di sesso opposto.
  • Una sostanziale minoranza di donne e uomini hanno una preferenza erotica esclusiva e durevole per persone dello stesso sesso.
La teoria EBE fornisce un'unica spiegazione sia per l'attrazione rivolta a persone dello stesso sesso, sia per quella rivolta a persone del sesso opposto, sia nella donna, che nell'uomo. L'ipotesi centrale è che le persone possono essere attratte eroticamente da una classe di individui dai quali si sentono diversi sin dall'infanzia, attraverso vari passaggi:
  1. Le variabili biologiche, come i geni o l'ormone prenatale, non codificano l'orientamento sessuale in sé, ma il carattere del bambino, come l'aggressività e i livelli di attività.
  2. Il temperamento di un bambino lo predispone a preferire certe attività più di altre. Un bimbo preferirà giochi più attivi e sport di squadra competitivi (attività tipiche maschili); un altro preferirà socializzare o, ad esempio, giocare a campana (attività tipiche femminili).
  3. I bambini preferiranno giocare con compagni che hanno le stesse preferenze; per esempio, il bimbo che ama giocare a baseball o a calcio cercherà selettivamente dei maschi come compagni di gioco. I bambini che preferiscono attività tipiche del proprio genere d'appartenenza e compagni di gioco dello stesso sesso sono quindi conformi al genere; quelli che amano intraprendere attività atipiche e cercano bambini del sesso opposto, sono definiti non conformi al genere.
  4. I bambini conformi al genere si sentiranno diversi dai compagni del sesso opposto; mentre quelli non conformi al genere si sentiranno diversi da quelli dello stesso sesso.
  5. I sentimenti di diversità provati producono un'attivazione fisiologica. Per i bambini tipicamente maschi può essere un'antipatia o disprezzo verso le bambine; per queste ultime può tradursi in timidezza o timore in presenza dei bambini. Un esempio particolarmente chiaro è il bambino “femminuccia” deriso dai compagni per la sua non conformità di genere che, come probabile risultato, porterà il bambino a provare una forte attivazione fisiologica di rabbia e paura in loro presenza. La teoria sostiene, quindi, che ogni bambino, conforme o non conforme al genere, provi un aumento non specifico dell'attivazione fisiologica in presenza di compagni dai quali si sente diverso.
  6. Tale attivazione, che per la maggior parte dei bambini non è armonizzata affettivamente, né provata consciamente, viene, a poco a poco, trasformata in attrazione erotica. Le sensazioni di non conformità (di essere “esotico” appunto), vengono così mutate in sentimenti connotati eroticamente.
Naturalmente, questo modello non descrive un cammino inevitabile e universale dell'orientamento sessuale ma, come scrive Bem (1993): “…è un cammino seguito dalla maggior parte delle donne e degli uomini in una cultura, come la nostra, che polarizza i generi, ed enfatizza le differenze tra i sessi organizzando pervasivamente le percezioni e le realtà della vita comune, intorno alla dicotomia maschile-femminile” (p. 535).

La teoria EBE si avvale dei risultati di molti studi che mostrano un comportamento non conforme al genere nella maggior parte dei soggetti gay (Newman & Muzzonigro, 1993; Savin-Williams, 1998; Telljohann & Price, 1993; Troiden, 1979).

Tra questi è interessante un'intervista condotta dal Kinsey Institute nell'area della Baia di San Francisco (Bell et al., 1981), dove erano stati paragonati circa 1000 omosessuali, tra donne e uomini, e 500 eterosessuali, per provare alcune ipotesi sullo sviluppo dell'orientamento sessuale. Lo studio non ha mostrato prove per le correnti teorie dell'orientamento sessuale basate sull'esperienza, incluso quelle che imputano un ruolo all'apprendimento, al condizionamento, o ai processi psicodinamici familiari. E' stato constatato, però, che il 71% dei gay e il 70% delle lesbiche raccontano di essersi sentiti diversi, durante l'infanzia, dai compagni dello stesso sesso; un sentimento che, per la maggior parte dei soggetti, è continuato anche nell'adolescenza. Quando veniva chiesto loro in che modo si sentivano diversi, le risposte riguardavano soprattutto ragioni legate al genere: gli uomini tendevano a dire di non aver amato gli sport maschili; mentre le donne tendevano ad essere state più mascoline delle altre bambine. Per contro, meno dell'8% degli eterosessuali, donne e uomini, sosteneva di essersi sentito diverso dai compagni, per ragioni legate al genere. Quelli che si sentivano diversi tendevano a citare ragioni come: essere stato povero, più intelligente, o più introverso.

Sentirsi diversi dai compagni d'infanzia può avere molti antecedenti, alcuni comuni, altri più specifici; l'antecedente più comune è la polarizzazione del genere. Infatti, come sostiene Bem (1993), “virtualmente tutte le società umane polarizzano i sessi in un continuum, promuovendo una divisione del potere basata sul sesso, enfatizzando o esagerando le differenze sessuali e, in generale, imponendo la dicotomia maschile-femminile in ogni aspetto della vita comune” (p. 536). La divisione dei ruoli sessuali, infatti, si configura già nella prima infanzia, quando viene appeso il fiocco blu, o il fiocco rosa secondo il sesso del nuovo nato. Da questo momento in poi, i genitori infonderanno regole e valori diversi rispetto al sesso dei propri figli: i ragazzi saranno educati in modo da eccellere in attività quali lo sport, attività fisiche e manuali che potranno essere d'aiuto nel mondo del lavoro, a tenere nascoste le proprie debolezze ostentando, al contrario, la propria mascolinità; mentre alle bambine verrà insegnato a comportarsi educatamente, a preferire giochi meno dinamici, manifestare le proprie emozioni, etc. Tali pratiche assicurano che la maggior parte di ragazzi e ragazze crescano sentendosi diversi dal sesso opposto e, di conseguenza, sostiene Bem, a divenire sessualmente attratti gli uni dalle altre.

Questo, secondo la teoria EBE, è il motivo per cui il genere diventa la categoria più saliente e, quindi, il criterio più comune per selezionare i partner sessuali ed è anche la ragione per cui l'eterosessualità è l'orientamento preferito nel tempo e nelle varie culture. La teoria fornisce perciò un'alternativa, culturalmente basata, all'assunto che l'evoluzione deve necessariamente aver programmato l'eterosessualità nelle specie per ragioni di vantaggio riproduttivo.

Ovviamente il comportamento eterosessuale è riproduttivamente vantaggioso, ma, secondo Bem, questo non implica che debba essere sostenuto dalla trasmissione dei geni. L'evoluzione naturale potrebbe non aver programmato l'eterosessualità in sé ma un meccanismo di “esotico-diventa-erotico”, sulla base del fatto che la maggior parte delle culture si assicura che i ragazzi e le ragazze si vedano l'un l'altra come esotici.

La teoria EBE, come abbiamo visto, propone che l'esotico divenga erotico perché sentirsi diversi da una classe di compagni nell'infanzia produce un innalzamento non specifico dell'attivazione fisiologica, che viene in seguito trasformato in attrazione sessuale. Tale ipotesi è stata confermata da alcune ricerche. In un gruppo di studi, dei soggetti maschi venivano eccitati fisiologicamente facendoli correre sul posto, facendo ascoltare loro una registrazione di una commedia, o la registrazione di un'orribile uccisione (White et al.,1981). Tutti i soggetti che erano stati eccitati fisiologicamente mostravano in seguito un maggiore interesse sessuale per una donna attraente, rispetto ai soggetti di controllo che non erano stati eccitati. Questo effetto è stato osservato anche a livello fisiologico. In due studi i soggetti, uomini e donne, che erano stati esposti in precedenza ad una videocassetta disturbante (non sessuale), presentavano una maggiore tumescenza del pene, e un aumento di affluenza sanguigna nella vagina, rispetto al gruppo di controllo durante la visione di un video erotico (Hoon et al., 1997; Wolchik, 1980). In altre parole, un arousal fisiologico generalizzato, senza considerare la sorgente o il tono affettivo, può essere esperito in seguito come desiderio erotico. Bem propone, quindi, che l'esperienza di sentirsi diversi dai compagni dello stesso sesso o del sesso opposto, protratta e subita da un individuo durante l'infanzia e l'adolescenza, produca una corrispondente attivazione fisiologica che, attraverso fattori maturativi, cognitivi e situazionali, diviene poi erotizzata.

Bem sostiene inoltre, come abbiamo visto, che non siano le componenti biologiche a determinare di per sé l'orientamento sessuale di un individuo. Fattori come il genotipo, l'ormone prenatale o la neuroanatomia del cervello interverrebbero solo indirettamente sull'orientamento attraverso due fasi: il genotipo influenza in primo luogo il temperamento del bambino; il temperamento, a sua volta, influenza la conformità di genere. Questo implica che la mediazione del temperamento dovrebbe possedere tre caratteristiche: correlazione con quelle attività infantili che definiscono la conformità o non conformità di genere, deve essere diverso nei due sessi, poiché si ipotizza che sia derivato dal genotipo, deve avere un'ereditarietà significativa. Per dimostrare quest'ipotesi, Bem fornisce l'esempio dell'aggressività. I gay hanno punteggi più bassi degli eterosessuali in comportamenti infantili legati all'aggressività (Blanchard et al., 1983) e interviste fatte ai genitori mostrano come i bambini non conformi al genere fossero meno interessati a giochi attivi, rispetto ai bambini conformi (Green, 1976). La differenza nel grado di aggressività mostrato durante l'infanzia è una delle più grandi differenze psicologiche fra i due sessi (Hyde, 1984). I giochi di attività, in particolare, sono più comuni tra i maschi, rispetto alle femmine (DiPietro, 1981; Fry, 1990; Moller et al., 1992). Ci sono prove che le differenze individuali nei livelli di aggressività abbiano una grossa componente ereditaria (Rushton et al., 1986). Come l'aggressività, le differenze nei livelli di attività sembrerebbero caratterizzare le differenze tra le attività tipiche maschili e femminili nell'infanzia. Inoltre, i bambini non conformi al genere mostrano livelli di attività più bassi per i maschi e più alti per le femmine, rispetto ai bambini conformi (Bates et al., 1973, 1979; Zucker & Green, 1993). Già prima della nascita, i bambini ancora all'interno dell'utero si dimostrano più attivi delle bambine (Eaton & Enns, 1986). Studi dimostrano che le differenze individuali nei livelli di attività hanno una forte componente erediataria (Plomin, 1986; Rowe, 1997).

Bem sostiene che alcuni studi possono confermare la teoria EBE, poiché questi mostrano una correlazione tra l'orientamento sessuale di un individuo e il suo genotipo. In uno di questi, in un campione di 115 gay che possedevano un gemello maschio, il 52% dei gemelli identici erano entrambi gay, paragonati al 22% dei gemelli fraterni e al 11% dei fratelli adottati (Bailey & Pillard, 1991). In un campione comparabile di 115 lesbiche, il 48% delle gemelle identiche erano entrambe gay, paragonato al 16% di gemelle fraterne, e al 6% di sorelle adottate (Bailey et al., 1993). Uno studio seguente, di circa 5000 gemelli, ha confermato la significativa ereditarietà dell'orientamento sessuale negli uomini, ma non nelle donne (Bailey & Martin, 1995). Infine, un'analisi delle famiglie che presentavano due figli gay suggerì una correlazione tra l'orientamento omosessuale e l'ereditarietà di marker genetici sul cromosoma X (Hamer & Copeland, 1994; Hamer et al., 1993). Tali studi hanno dimostrato anche un legame tra il genotipo di un individuo e la sua conformità di genere, come sostiene la teoria EBE. Per esempio, lo studio del 1991 presentava una correlazione della non conformità di genere tra gemelli identici pari a 0.76, valore molto alto se paragonato alla correlazione di 0.43 riscontrata nei gemelli eterozigoti (Bailey & Pillard, 1991).

Tale risultato, come sottolinea Bem, implica che, anche quando l'orientamento sessuale è mantenuto costante, c'è una correlazione significativa tra il genotipo e la non conformità di genere. Similmente alcuni studi mostrano che i fratelli omosessuali che condividono lo stesso marcatore genetico sul cromosoma X sono più simili, nella non conformità di genere, di quanto lo siano i fratelli che non condividevano lo stesso marcatore (Hamer & Copeland, 1994; Hamer et al., 1993). Infine, la non conformità di genere nell'infanzia era significativamente ereditaria, sia per gli uomini che per le donne, anche se l'orientamento sessuale in sé non era significativamente ereditario per le donne (Bailey & Martin, 1995).

Come è stato già sottolineato, il modello di Bem non è ritenuto un cammino inevitabile e universale dell'orientamento sessuale, ma solo il percorso seguito dalla maggioranza delle persone. Secondo Bem, può accadere che alcuni individui entrino nella sequenza EBE a metà del percorso, piuttosto che all'inizio. Ad esempio, spiega l'autore, alcuni bambini possono sentirsi diversi dai compagni non per una preferenza per attività atipiche, indotta dal carattere, ma per fattori più idiosincratici, come un handicap fisico, una malattia, o per un'atipica mancanza di contatto con i compagni.

Alcuni omosessuali intervistati nello Studio di San Francisco (1981) sostenevano che, sebbene fossero stati conformi al genere nell'infanzia, si sentivano ugualmente diversi dai loro compagni per ragioni legate al genere, dimostrando che non è necessario esibire un comportamento atipico per differenziarsi dai pari. Anche i fattori culturali possono contribuire a creare differenze individuali che sembrano essere delle eccezioni al modello EBE. Per esempio, alcuni bambini potrebbero avere una preferenza in attività che sono considerate neutrali rispetto al genere, o anche tipiche per la cultura della maggioranza, ma atipiche per la subcultura dei compagni.

Un'altra prova a sostegno della teoria è riscontrata, secondo Bem, dal fatto che l'orientamento sessuale delle donne è più fluido rispetto a quello degli uomini. Molti studi, infatti, hanno dimostrato che le donne hanno più possibilità di essere bisessuali, piuttosto che esclusivamente omosessuali, mentre per gli uomini è vero il contrario. Le donne, inoltre, tendono a vedere il loro orientamento sessuale come flessibile, addirittura scelto, mentre gli uomini lo ritengono immutabile (Whishamn, 1996). Ad esempio, gli uomini che diventano omosessuali dopo un matrimonio o una relazione eterosessuale, spesso sostengono di aver finalmente realizzato il loro orientamento sessuale. Le lesbiche, in situazioni simili, rigettano l'idea che le loro precedenti relazioni eterosessuali non fossero autentiche, o che non fossero loro stesse, mentre tendono a pensare: “quello è ciò che ero, questo è ciò che sono adesso” (Bem, 2000). Tale maggior fluidità dell'orientamento sessuale femminile è, secondo Bem, in accordo con la teoria. Nella nostra società, infatti, le donne crescono in una cultura meno polarizzante per il genere. Rispetto ai ragazzi, le bambine sono punite in maniera minore per la non conformità di genere, e hanno più probabilità dei bambini di svolgere attività tipiche e atipiche, e di avere amici di entrambi i sessi. Questo implica che le bambine hanno meno probabilità dei maschi di sentirsi diverse dai compagni di sesso opposto e dello stesso sesso e, di conseguenza, hanno meno probabilità di sviluppare orientamenti esclusivamente eterosessuali od omosessuali.

La teoria di Bem, quindi, riesce a coniugare l'azione dei fattori biologici e ambientali nella definizione dell'omosessualità, con il vantaggio di offrire un'unica soluzione per lo stabilirsi di una preferenza sia dell'orientamento eterosessuale, che omosessuale. Restano comunque aperti molti interrogativi, infatti, anche se la teoria riesce a spiegare molti punti della formazione di un orientamento sessuale omosessuale, dobbiamo ancora sapere se le variabili biologiche predisponenti siano realmente rintracciabili in un'alterazione dei livelli ormonali, piuttosto che in fattori genetici.

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