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La Legge 180 ed il problema della sofferenza psichica. Intervista a Giorgio Antonucci
di Raffaele Cascone

Professor Antonucci, qual è, a tutt’oggi, lo stato di attuazione della legge 180?
A parte qualche singolo caso eccezionale, non viene attuato quello che intendeva Franco Basaglia, ma si continua un lavoro che evidentemente Basaglia non approverebbe: interventi autoritari, prendere le persone con la forza e portarle in cliniche psichiatriche, che sono la continuazione del manicomio. Il manicomio nasce dall’intervento autoritario: prendo una persona contro la sua volontà, poi la sottopongo ad una serie di interventi obbligati che sono l’essenza del manicomio.

Come operava Basaglia?
Avendo lavorato con lui, vi dico quello che si faceva, che è molto più importante di affermazioni teoriche, aveva fatto scrivere sui muri dell’istituto di Gorizia e dell’istituto di Trieste “Noi liberiamo le persone, voi continuate ad internarle”. Essere contro il manicomio significa liberare le persone che sono state per anni rinchiuse, ridotte in solitudine e non ascoltate, ma vuol dire anche pensare di non continuare a trattare le persone come oggetti da riparare, e che non si debba intervenire con la forza. Si deve intervenire tenendo conto della volontà della persona. Anche perché siamo operatori della salute, non siamo controllori sociali.

Per quanto riguarda l’aspetto terapeutico qual è la posizione sua e quella di Basaglia?
E’ molto semplice a dirsi: poiché si lavorava in manicomio o con persone che rischiavano di finire in manicomio, il nostro approccio consiste nell’avere un rapporto diretto con la persona e ragionare sui problemi. Basaglia dice esplicitamente che non ci sono persone sagge e persone folli, la contraddizione tra la razionalità e l’irrazionalità riguarda tutti, per cui le persone con cui si ha a che fare sono persone che hanno problemi da affrontrare e bisogna discuterli e questi problemi non sono individuali, nel senso che appartengono alla singola persona isolata, ma sono problemi di rapporto dell’individuo con la società. Se ci sono i manicomi è anche perchè la società è una società di ingiustizie.

Il fatto che oggi stia prevalendo la psichiatria farmacologia la dice lunga…
Grandi studiosi tra cui Thomas Szatz e Peter Bregin dicono che gli psicofarmaci sono un sistema per rendere le persone più stordite, non aiutano per niente a risolvere i problemi. Gli psicofarmaci non servono a niente e sono dannosi, al sistema nervoso, procurano il morbo di Parkinson in persone giovani, di vent’anni. Gli psicofarmaci danneggiano il fegato, i polmoni, i reni. A parte i danni non servono a niente: il problema che ci riguarda è un problema esistenziale non clinico: per Basaglia, ciascuno di noi può trovarsi in un momento in cui non riesce a conciliare le proprie esigenze con la realtà. D’altra parte prima di Basaglia e prima di Szats, l’ha detto Freud. Freud era un grande neurologo e conosceva le malattie dovute a lesioni al cervello, ma per quanto riguarda i problemi psichiatrici Freud disse “Ho smesso di fare il neurologo ed ho cominciato a fare il biografo”. Agli psicanalisti americani che lo interpellavano per sapere se per occuparsi di questi problemi psicologici fosse necessario essere medici, Freud rispose di no. Freud distingueva chiaramente la malattie del cervello che sono il morbo di Alzheimer, il Parkinson, il tumore cerebrale, la sclerosi laterale amiotrofica, malattie del cervello con oggettività biologica. Ma dire che un omosessuale è un malato di mente non è un discorso medico o biologico ma è un discorso di valutazione dei comportamenti.

Malgrado queste grandi acquisizioni culturali ed antropologiche di cui lei è stato protagonista e partecipe, nel 2008 in Italia prevalgono una psichiatria farmacologia ed una psicoterapia di stato.
In questo stato di cose non c’è una formazione adeguata. Basaglia non fu mai accettato dalle università. Il problema è che le università insegnano la psichiatria, insegnano appunto il concetto falso di malattia mentale non quello di cui abbiamo parlato finora, insegnano a fare i controllori sociali ed a considerare quelli che entrano in conflitto con i costumi e con la società come difettosi biologicamente invece che come persone che sono entrate in una dialettica di contrasto con certi problemi. Freud era allievo di Charcot a Parigi. Charcot all’università dove insegnava mostrava le famigerate donne isteriche dell’Ospedale “La Salpetriere” di cui era responsabile. Diceva agli studenti “queste donne probabilmente hanno un difetto nervoso”, poi a Freud ed agli allievi intimi, in privato, anche per evitare guai con le autorità, diceva: “la cosa è la sessualità”, il problema è il conflitto della sessualità femminile con l’arretratezza dei costumi. Su questo concetto Freud ha fondato la psicoanalisi. Molti non lo sanno. Gli è stato suggerito in questo modo da Charcot che era il più grande neurologo del tempo in Europa. Oggi si continua a fare un discorso che non è reale. Nel manicomio e nelle cliniche psichiatriche ci vanno a finire persone che hanno conflitti con sé stessi e con la società, conflitti che vanno relazionati, come già ha detto Freud, come dice Thomas Szatz, e come dice lo stesso Basaglia, e risolti. Si tratta di un problema di dialettica, in senso socratico ed hegeliano, vale a dire di sviluppo della persona nel quadro delle relazioni, non di medicina.

Quali sono le implicazioni per la formazione degli psicoterapeuti?
Per quanto riguarda la formazione bisogna smettere di fare un discorso pseudo medico e fare invece un discorso di analisi delle contraddizioni sociali. Se si pensa che il Ministero ha approvato psicofarmaci per i bambini cosiddetti “iperattivi” e che c’è una casistica negli stati uniti di casi di intossicazione e decessi a seguito della loro somministrazione, e se si pensa che il ministero approva l’uso dell’elettrochoc, a questi livelli c’è poco da sperare.