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La teoria psicoanalitica
di Alessandra Laurenza

La Teoria Psicoanalitica di Freud comprende una serie di scritti che l’autore compose tra il 1911 e il 1938. Sono opere che, a detta di Cesare Musatti, che ne ha curato l’introduzione, “appaiono significative per l’impostazione teorica del nostro Autore”. Si tratta di un libro assolutamente essenziale per chiunque voglia capire i concetti fondamentali della psicoanalisi. Il libro è composto di tredici scritti alcuni dei quali presentano dei sottoparagrafi. L’organizzazione generale rispetta l’ordine delle date in cui le opere sono state scritte da Freud.

Il primo degli scritti Precisazioni sui due principi dell’accadere psichico (1911) costituisce un inquadramento generale della dinamica tra principio del piacere e principio di realtà. Nell’opera Freud riprende il principio del dispiacere di cui aveva già fatto cenno ne L’interpretazione dei sogni (1899) e lo trasforma in principio di piacere-dispiacere; inoltre introduce il principio di realtà. Il principio di piacere si configura come regolatore dei processi primari e quindi più primitivi dell’accadere psichico; il principio di realtà invece tende ad ispirarne i processi secondari. Freud descrive il percorso attraverso il quale l’individuo passa da un sistema psichico dominato dal principio del piacere (lo stato di quiete originario, turbato dai bisogni interni risolti in modo allucinatorio) ad uno orientato prevalentemente verso il principio di realtà (la disillusione induce alla fine a rappresentare non ciò che è piacevole, ma ciò che è reale, da qui i tentativi di modificare la realtà). La “funzione del reale” si modifica e viene distorta per garantire la tollerabilità.

Freud ci parla anche della sensorialità (quella del bambino che domina il piacere e il dispiacere) e dell’attenzione: è la prima volta che questo concetto viene utilizzato e spiegato da Freud. L’attenzione, intesa come modo per selezionare, esplorare e anticipare ciò che viene dall’esterno, è un’attività giudicante che ha il compito di stabilire se una data rappresentazione è vera o falsa, cioè se è in accordo o meno con la realtà esterna. Attraverso le funzioni di base di cui siamo dotati (attenzione, memoria) noi siamo in grado di selezionare, filtrare, scegliere (sulla base dei valori affettivi che diamo a stimoli ambientali) ciò che vediamo, sentiamo e di scartare ciò che non vogliamo. E queste funzioni di base determinano progressivamente il formarsi di rappresentazioni mentali interne. Per la maggior parte si tratta di rappresentazioni inconsce (è qualcosa che il bambino non può ancora manipolare per farlo diventare un’azione, tanto meno un’azione cha ha una sua pianificazione cosciente) che via, via si strutturano. Come avviene la strutturazione di queste rappresentazioni?A questo punto Freud introduce il processo di pensiero come opposto alla scarica motoria. La scarica motoria è quel movimento afinalistico, o scarsamente finalizzato, caratterizzato da un grosso dispendio di energia (intesa in termini sia di energia psichica, che di innervazione).

Il pensiero è un processo molto più economico, è una sorta di allenamento, una prova silenziosa per la gran parte inconscia, che l’individuo è in grado di fare all’interno di sé. Ma il trapasso da un principio all’altro non appare mai definitivamente compiuto e mai in modo completo. Un catalizzatore potrebbe essere l’educazione concepita come “un incitamento a superare il principio del piacere e a sostituirlo con il principio di realtà”. Vi è poi anche una modalità di conciliazione tra i due principi che è rappresentata dall’arte: l'artista si distacca dalla realtà a causa delle rinunce che questa impone e lascia che i suoi desideri si realizzino nella fantasia. Ma trova la strada per tornare alla realtà perché grazie ad alcune sue doti particolari trasfigura le sue fantasie in una nuova specie di cose vere, che vengono fatte valere dagli uomini come preziose immagini riflesse della realtà

Nello scritto che segue Nota sull’inconscio in psicoanalisi (1912), Freud, prendendo spunto dall’esperimento della suggestione post-ipnotica di Bernheim, ci presenta il doppio significato del termine inconscio. Per quei contenuti psichici che al momento e transitoriamente non sono presenti alla coscienza Freud da alla parola inconscio un significato descrittivo; mentre per i contenuti permanentemente mantenuti esclusi dalla coscienza sotto l’azione di forze particolari, come per esempio la rimozione, Freud parla di una concezione dinamica di inconscio. Si accenna poi al “prodotto psichico” ossia al sogno “… identificabile nelle persone più normali, che tuttavia presenta una straordinaria analogia con gli esiti più feroci della follia…”. Questo scritto è molto breve e in realtà sembra che Freud non avesse nemmeno tanta esigenza di scriverlo. Infatti il 18 febbraio 1912 in una lettera di Freud a Jung egli scrive “: la Società per la ricerca psichica è riuscita ad estorcermi un articolo in inglese sull'inconscio che naturalmente non dice nulla di nuovo”.

Nel lavoro successivo Introduzione al narcisismo (1914), Freud modificò la propria teoria degli istinti. In esso condensa e articola molte delle sue scoperte, correlando il narcisismo con lo sviluppo normale, studiandolo nelle relazioni amorose e nella patologia e osservandone il rapporto con l'Ideale dell'Io, la sublimazione e infine con quello che egli chiama il sentimento di sé. Ecco come descrive Freud, nel 1914, la sua Introduzione al Narcisismo ad uno dei suoi seguaci della prima ora (Abraham): “Le mando domani il Narcisismo, che ha avuto una nascita difficile testimoniata da tutte le trasformazioni del caso. E' ovvio che non mi piace particolarmente, ma per il momento non posso dare altro. Ha ancora bisogno di parecchi ritocchi”.

Non tutti i discepoli di Freud (eccetto Abraham) lo accettarono subito ed incondizionatamente dal momento che esso infliggeva un colpo inatteso alla teoria delle pulsioni, sulla quale la psicoanalisi si era basata fino a quel momento. A posteriori tuttavia questo saggio è stato unanimemente considerato uno dei lavori teorici più importanti di Freud.

Freud in questo scritto affronta il problema del narcisismo sia dal punto di vista normale che patologico e illustra come quel che può risultare patologico in un certo stadio della vita, può essere al contrario normale in un altro. Per Freud lo sviluppo dell'Io consiste in un allontanamento dal narcisismo primario “ma esiste sempre “un intenso anelito a riconquistarlo”. E alla fine l'Io tenterà periodicamente di recuperare quello stadio tramite: scelte oggettuali narcisistiche; l'identificazione; tentando di appagare l'Ideale dell'Io.

Il narcisismo, in senso lato, viene definito come il comportamento di una persona che tratta il proprio corpo come un oggetto sessuale, compiacendosi sessualmente di contemplarlo, accarezzarlo e blandirlo, fino a raggiungere con queste pratiche il pieno soddisfacimento, una sorta di perversione insomma. Ma non è questo il modo in cui lo intende la psicoanalisi: per narcisismo infatti la teoria psicoanalitica intende non un comportamento perverso ma uno stadio psicologico necessario e universale, che avviene nell'infanzia. Si tratta di un investimento libidico (cioè degli istinti, delle passioni) sul proprio Io: il narcisismo infantile è una splendida stagione dell'esistenza nella quale non è necessario cercare nell'altro il proprio oggetto d'amore, ma ci si può beare eroticamente del proprio Io. In seguito la libido si trasferirà sugli oggetti esterni (per Freud gli oggetti sono anche le persone e comunque tutto ciò che riesce a soddisfare una pulsione) : è così che il punto più alto cui possa pervenire la libido oggettuale è lo stato di innamoramento, il quale si presenta come una rinuncia del soggetto alla propria personalità, in favore di un investimento d'oggetto. Il riapparire in età adulta del narcisismo invece rappresenta una regressione della personalità, come accade ad esempio agli psicotici, che ritirano l'investimento libidico dagli oggetti esterni, per riportarlo sul proprio Io: essi infatti rifiutano le cose, le persone, il mondo esterno in generale e sono concentrati solo su sé stessi.

In precedenza Freud aveva parlato di due tipi di pulsioni: sessuali e dell'Io; in questo scritto invece rielabora il concetto di pulsione presentando la “libido oggettuale”, che si dirige sugli oggetti e la “libido dell'Io”, che è invece tutta concentrata sul proprio Io. Con queste osservazioni, implicitamente Freud apre la strada alle considerazioni teoriche e cliniche degli autori più moderni che hanno sottolineato l'importanza e il valore del narcisismo per la salute psichica e anche fisica, per l'adattamento relazionale e per la realizzazione del sé.

Nella Metapsicologia (1915) Freud cerca di dare una sistemazione teorica della psicoanalisi come scienza generale della struttura e del funzionamento della psiche, attraverso la definizione dei suoi “concetti fondamentali”: in primo luogo quello di pulsione qui individuato come “concetto limite” tra lo psichico e il somatico il quale costituisce il fondamento della vita psichica; qui vengono definite le principali caratteristiche della pulsione.

Il termine “Metapsicologia” fu coniato da Freud per designare la dimensione più propriamente teorica della nuova disciplina. La psicoanalisi, nata come terapia per malattie nervose, amplia il suo terreno originario e si presenta gradualmente come una nuova disciplina in grado di accedere ad una nuova conoscenza dell’uomo in genere e non solo in condizioni patologiche.

La Metapsicologia rappresenta quella parte della ricerca psicoanalitica che cerca di sistematizzare il materiale raccolto durante la pratica terapeutica per mezzo di ipotesi e concetti generali. La metapsicologia è dunque la dimensione teorico-speculativa della ricerca psicoanalitica. Essa considera i fenomeni psichici da tre punti di vista: topico, dinamico, economico. Questo scritto in origine doveva comporsi di dodici saggi, ma di questi ne sono stati pubblicati soltanto cinque:Pulsioni e loro destini; La rimozione; L’inconscio; Supplemento metapsicologico alla teoria del sogno e Lutto e melanconia.

Nel primo saggio Pulsioni e loro destini viene esposta per la prima volta in modo sistematico la teoria delle pulsioni. La pulsione è un concetto importante della teoria freudiana, in stretta relazione con quella che sarà definita la prima topica; esso è già stato già utilizzato da Freud nei Tre saggi sulla teoria sessuale (1905) .

Nella Metapsicologia la pulsione trova solo una prima sistemazione, dato che questo concetto è destinato a subire uno spostamento decisivo dal 1920 in poi. In questo scritto, pur parlando della pulsione in generale, vedremo che Freud, in realtà, si riferisce in modo specifico alle pulsioni sessuali. Dopo una breve dissertazione epistemologica sul concetto di pulsione, Freud ne dà due definizioni molto complesse.

Prima definizione: la pulsione agisce come una forza costante collocata all’interno dell’organismo. Da questa prima definizione, che evidenzia due caratteri essenziali della pulsione, ne deriva il fatto che essa non può essere vinta mediante azioni di fuga. Infatti, non è possibile sfuggire ad una forza costante collocata nell’organismo stesso; Freud ricorderà sempre che noi possiamo sfuggire ad un pericolo o ad una richiesta esterna, ma non possiamo evitare le spinte interne.

La seconda definizione caratterizzata da punto di vista biopsichico considera la pulsione come un concetto limite tra lo psichico e il somatico. In questo senso essa fa da cerniera tra la vita psichica e quella somatica. Questa funzione di interfaccia appare chiara nelle quattro caratteristiche essenziali della pulsione: spinta (Drang), meta (Ziel), oggetto (Objekt) e fonte (Quelle).

Per Spinta “s’intende l’elemento motorio di questa, la somma di forze o la misura delle operazioni richieste che essa rappresenta. Il carattere dell’esercitare una spinta è una proprietà generale delle pulsioni, è addirittura la loro essenza”. In questa definizione è in gioco un riferimento esplicito alla visione dinamica. La prospettiva dinamica (dal greco dynamis, “forza”) è data dal fatto che la spinta è l’espressione dell’energia pulsionale, ossia dell’insieme di forze che la compongono. Notiamo, inoltre, che la pulsione non è una forza semplice, ma è già una sintesi o ”somma — come dice Freud — di forze “somatiche” che trovano in essa la loro unità e il loro “rappresentante psichico”. La spinta è, dunque, il versante più biologico della pulsione. Invece, la richiesta di lavoro, implicita nel concetto di forza, presuppone necessariamente un dispendio sul piano economico.

La Meta è data dal soddisfacimento che consiste nella soppressione dello stato di stimolazione determinato dalla spinta. Ci possono essere molte vie per raggiungere la meta (la soddisfazione). Quest’ultimo punto dà conto della differenza radicale tra pulsione e istinto.

L’Oggetto rappresenta il mezzo attraverso il quale la pulsione può raggiungere la sua meta, cioè la soddisfazione. Ora, il punto centrale di questo discorso è che la pulsione non ha un oggetto predeterminato e dunque può spostarsi da un oggetto all’altro. Parlando dell’oggetto, Freud scrive: “È l’elemento più variabile della pulsione, non è originariamente collegato ad essa, ma le è assegnato soltanto in forza della sua proprietà di rendere possibile il soddisfacimento. Non è necessariamente un oggetto estraneo, ma può essere altresì una parte del corpo del soggetto. Può venir mutato infinite volte durante le vicissitudini che la pulsione subisce nel corso della sua esistenza”.

È proprio l’assenza di oggetto che introduce la dimensione squisitamente psichica della pulsione, differenziandola dall’istinto che ha un oggetto fisso. Infatti, questa assenza d’oggetto apre la possibilità alla pulsione di trovare sia nel campo corporeo che in quello delle rappresentazioni psichiche un ancoraggio virtuale per il proprio soddisfacimento. Ma questo significa anche che Freud si sta riferendo qui alle pulsioni sessuali, poiché solo queste ultime possono variare il loro oggetto (non ha senso dire che la fame come istinto non ha un oggetto).

Per Fonte s’intende la zona corporea dove ha luogo il processo somatico che la pulsione “rappresenta” nello psichico. Il concetto di fonte è importante per qualificare le diverse pulsioni, che vengono così definite sulla base della zona somatica da cui si originano (pulsione orale, anale, ecc.). Dopo aver enunciato le quattro proprietà strutturali della pulsione, Freud passa a porre la seguente opposizione nel campo pulsionale: pulsioni dell’Io o di autoconservazione e pulsioni sessuali, la cui energia psichica è designata appunto con il nome di libido. Freud approfondisce le caratteristiche della libido in relazione ai processi del sadismo-masochismo e del voyerismo-esibizionismo, nei quali evidenzia un movimento che ha in comune con il processo hegeliano non solo il fatto di essere triadico, ma di caratterizzarsi in modo tale che il momento finale realizza un ritorno e un recupero di quello iniziale.

Freud si occupa anche del processo di rimozione (Verdrängung) proprio nell'omonimo saggio metapsicologico (La Rimozione) che segue a Pusioni e loro destini. Nella teoria psicoanalitica, la rimozione è il meccanismo involontario, sottratto cioè al nostro controllo cosciente, che allontana dalla coscienza idee o immagini suscettibili di procurare dispiacere. Freud la definisce una sorta di fuga da un pericolo interno, legato ad un soddisfacimento pulsionale, al fine di evitare il dispiacere. La rimozione è, quindi, strettamente collegata alla pulsione, di cui rappresenta uno dei possibili “destini”, e all’inconscio. I contenuti ideativi rimossi, infatti, non vengono annullati, ma trasferiti, per così dire, nell’inconscio, da dove tuttavia ritornano sotto forma di sintomi, sogni, lapsus.

Freud distingue una prima fase della rimozione, che chiama rimozione originaria, dalla rimozione propriamente detta, che colpisce i derivati della rimozione originaria, e agisce in una duplice direzione: dalla coscienza, respingendo, per così dire, e dal rimosso, attraendo. La rimozione originaria, invece, consiste nell'interdire alla coscienza la “rappresentanza ideativa” della pulsione; tale rappresentanza è costituita da una rappresentazione, è cioè una Vorstellungsrepräsentanz.

Nel saggio qui presentato la rimozione è ancora per Freud sinonimo di difesa; solo dopo il 1925 con Inibizione, sintomo e angoscia, verrà considerata come soltanto uno dei molti processi di difesa. L’analisi della rimozione verrà ripresa anche nello scritto metapsicologico successivo, L’inconscio che rappresenta un ampio saggio articolato in una premessa e in sette capitoletti. Nella premessa Freud sottolinea due punti importanti: che l'inconscio non coincide con il rimosso, avendo una maggiore estensione; e che la conoscenza dell'inconscio, che può avvenire solo in forma conscia, è una “traduzione” (egli ricorre sovente a questa espressione), effettuata dal lavoro psicoanalitico che supera le resistenze.

La coscienza è da considerarsi non soltanto come sede di insostituibili funzioni, ma è anche il punto di partenza di ogni indagine. Tuttavia Freud è consapevole che finché si resta legati al punto di vista della coscienza, il lavoro teorico si imbatte in insolubili contraddizioni. Lo studio metapsicologico della vita psichica deve dunque prescinderne. Per questo egli ribadisce, in vari passi, come l'emancipazione dalla coscienza sia una necessità metodica. Nel primo capitolo di questo saggio La giustificazione dell’inconscio si discute della legittimità dell’inconscio che rappresenta l’oggetto specifico della psicoanalisi. L'ipotesi di una psiche inconscia è giustificata, in primo luogo, dalla lacunosità della coscienza. Lapsus, sogni, ma anche idee improvvise, o risultati intellettuali la cui elaborazione è rimasta oscura, possono essere spiegati solo presupponendo altri atti psichici non testimoniati dalla coscienza. Inoltre, poiché in ciascun momento la coscienza comprende un contenuto assai limitato, la massima parte del sapere cosciente deve trovarsi per lunghi periodi di tempo in stato di latenza.

A causa di particolari resistenze, dice Freud, ci rifiutiamo di riconoscere che esista questa vita psichica estranea, ossia la nostra psiche inconscia. Può apparire sorprendente che Freud, nel primo capitolo dell’Inconscio, ossia in un luogo di importanza strategica dal punto di vista epistemologico, faccia una ammissione di agnosticismo: affermi, cioè, che l’oggetto e il fondamento della nuova scienza psicoanalitica sia in conoscibile.

Nel secondo capitolo I diversi significati dell’inconscio e il punto di vista topico, Freud afferma che considerato l’inconscio da un punto di vista sistematico esso possiede numerose caratteristiche che lo differenziano dalla coscienza. Nell’inconscio infatti non esiste la negazione e neppure la contraddizione; l’inconscio non conosce il tempo. Esso si caratterizza per il fatto di mantenere intatti i caratteri di primordialità di una attività psichica.

Invece nel terzo capitolo Sentimenti inconsci è affrontata la questione dei sentimenti e degli affetti. Freud precisa che l’espressione “affetto inconscio” e “sentimento inconscio” riguarda i destini in cui è incorso il fattore quantitativo di un moto pulsionale in seguito alla rimozione. “La contrapposizione di conscio e inconscio – sottolinea - non riguarda la pulsione, che non può mai diventare oggetto di coscienza. Solo l'idea che la rappresenta lo può. Ma anche nell'inconscio - aggiunge - la pulsione è rappresentata da un'idea”. Nei capitoli successivi che chiudono il saggio L’inconscio ossia Topica e dinamica della rimozione, Caratteri specifici del sistema Inc, La comunicazione tra i due sistemi, Il riconoscimento dell’inconscio, si parla approfonditamente dell’inconscio.

Si riprende in considerazione, come già detto altrove, il concetto di rimozione che porta Freud ad ampliare con un terzo punto di vista, quello economico, l’esposizione dei fenomeni psichici indagati prima solamente attraverso il punto di vista dinamico e topico. Vengo presentate anche le forme di comunicazione esistenti tra il sistema dell’inconscio e quello del preconscio e viene sottolineato che il sistema primario si ritrova in una molteplicità di produzioni che non sono certamente inconsce. Queste sono le produzioni del delirio notturno, ossia i sogni e quelle del delirio diurno proprio della schizofrenia e della paranoia.

Il Supplemento metaspicologico alla teoria del sogno, seppure con una impostazione diversa, rappresenta una sorta di completamento del capitolo 7 dell’Interpretazione dei sogni.In questo saggio Freud ci presenta la condizione del sonno in cui si verifica un ritorno a uno stato di ritiro della libido dalla realtà sullo stesso soggetto; si ripresenta, in questo modo, l’argomento del narcisismo.

Una condizione peculiare del sonno è il sogno in cui “tutte le sensazioni corporee attuali compaiono in proporzioni smisuratamente ingrandite”. Il sogno viene presentato da Freud come un vero e proprio delirio. Infatti, dato che il sogno rappresenta il prodotto di una regressione, numerosi impulsi danno luogo a immagini che vengono assunte come reali dato che in esso l’esame di realtà viene sospeso. Lutto e melanconia rappresenta l’ultimo saggio raccolto nella Metapsicologia. Innanzitutto Freud analizza la situazione del lutto, fenomeno normale che si presenta come un processo in cui si compie un dispendio psichico, definito il “lavoro del lutto”. Esso è necessario affinché la libido, investita in un oggetto amato e successivamente perduto, possa essere ritirata per rendersi disponibile a nuovi investimenti che sono rappresentati dai nuovi interessi di un individuo.

Qualcosa di analogo si verifica nella melanconia, altro concetto presentato da Freud in questo saggio. La differenza con il lutto consiste proprio nella libido liberata a causa della perdita; essa anziché essere rinvestita su di un altro oggetto idoneo a esserne investito, si trasferisce sull’io stesso del soggetto. Si instaura una sorta di analogia tra l’oggetto perduto e l’Io tale che “l’Io si valorizza e infierisce crudelmente contro sé stesso”. Si noti che Freud non ha mai aggiornato questo scritto alla luce delle sue teorizzazioni successive che riguardavano, per esempio, la pulsione di morte, l'ipotesi strutturale della psiche oppure l'angoscia segnale.

Nel 1920 Freud pubblica una delle sue opere più discusse, difficili e oscure: Al di là del principio del piacere. Con questo scritto si apre una nuova fase della ricerca di Freud che modificherà in modo sostanziale la sua precedente teoria delle pulsioni e del soggetto, fino all’ipotesi che il conflitto psichico sia determinato dalla tensione originaria tra i due principi opposti di Eros e Thanatos. L’Autore apre il saggio osservando la stranezza dei comportamenti causati della “coazione a ripetere”, in cui il soggetto ripete azioni spiacevoli e dolorose, a causa di conflitti passati, che continuano a produrre effetti nel presente.

Secondo Freud, questi comportamenti non possono essere riferiti al principio del piacere, anzi essi mettono in forse il primato di questo principio e rendono necessario introdurre l'ipotesi dell'esistenza di una tendenza originaria alla scarica totale delle pulsioni, cioè di un principio di morte. Freud chiama questo principio di morte Thanatos e lo considera in continua opposizione alle pulsioni di vita, rappresentate da Eros.

La pulsione di morte originariamente è diretta verso l’interno e tende dunque all’autodistruzione, ma successivamente viene proiettata all’esterno, manifestandosi sotto forma di pulsioni aggressive o distruttive. Tutte le pulsioni si presentano comunque sotto forma ambivalente, caratterizzate cioè dalla compresenza di questi due principi, di vita e di morte. La pulsione sessuale ad esempio presenta questa ambivalenza sotto la duplice forma di amore e di aggressività. Così Freud torna ad introdurre alla base della vita psichica un dualismo di princìpi, ma distinti qualitativamente, non più quantitativamente come nel caso del principio di piacere contrapposto a quello di realtà. In questo scritto c’è il famoso passaggio della descrizione del gioco del rocchetto del nipotino Ernest: nell’avvicinare a sé e nell’allontanare il rocchetto di filo il bambino non è mosso dal principio del piacere, ma dal bisogno di controllare l’angoscia prodotta dalla perdita dell’oggetto (il rocchetto simbolizza la madre). Il saggio si chiude con la speranza che vi sia sempre un continuo miglioramento della conoscenza, per il bene dell’umanità.

Nell’opera L’Io e l’Es del 1923, Freud individua tre istanze dell’apparato psichico che non chiama più conscio, preconscio e inconscio come aveva fatto nella prima topica, ma Io, Es e Super Io. E’ proprio in questa opera che Freud concettualizza la seconda topica in cui la dinamica del comportamento umano viene trattata in modo nuovo, con l’elaborazione di una dottrina generale delle istanze psichiche. Freud riprende il termine “Es”, pronome neutro nella lingua tedesca, da un libro di Georg Groddeck, il quale scrisse appunto un’opera intitolata Il libro dell’Es (1923), per indicare il “serbatoio” dell’energia psichica, l’insieme delle espressioni dinamiche inconsce delle pulsioni, le quali sono in parte ereditarie ed innate e in parte rimosse e acquisite. L’Es è retto dal principio del piacere, mentre l’Io è retto dal principio di realtà e deve mediare tra le richieste pressanti dell’Es e quelle altrettanto pressanti del Super Io (che è in breve la coscienza morale, la quale si forma in seguito all’educazione e all’ambiente in cui si vive, e nasce al termine del complesso edipico). Il Super Io fa le funzioni del giudice e del censore nei confronti dell’Io nel quale la percezione inconscia delle critiche del Super Io si esprime nel senso di colpa.

Freud nell’Inroduzione alla psicoanalisi (31° lezione) afferma: “Spinto così dall’Es, stretto dal Super Io, respinto dalla realtà, l’Io lotta per venire a capo del suo compito economico di stabilire l’armonia tra le forze e gli impulsi che agiscono in lui e su di lui; e noi comprendiamo perché tanto spesso non ci è possibile reprimere l’esclamazione: la vita non è facile!”.

Nello stesso anno in cui fu pubblicato L’Io e l’Es, Freud pubblicava un’altra opera nota con il nome di Nevrosi e Picosi. Siamo nell’autunno 1923, anno difficile per Freud visto che iniziò a sviluppare una forma tumorale; nonostante ciò egli continuò nella stesura dei suoi lavori. In Nevrosi e Psicosi, alla luce delle nuove formulazioni riguardanti l’apparato psichico, Freud ci illustra la differenza tra il processo di nevrosi e quello di psicosi. Secondo l’Autore la nevrosi è caratterizzata da un conflitto che si instaura tra due delle istanze psichiche, l’Io e l’Es: “….l’Io, di fronte a un potente moto pulsionale nell’Es, non intende accettarlo né favorirne lo sfogo motorio, oppure gli contende l’oggetto che costituisce la sua meta. L’Io si difende quindi da quel moto pulsionale mediante il meccanismo della rimozione….”.

La psicosi, invece, rappresenta un analogo conflitto questa volta tra l’ Io e il mondo esterno. Freud sostiene come sia la frustrazione, intesa come “mancato appagamento di uno di quegli invincibili desideri infantili ” l’origine che determina l’insorgere delle psicosi. Viene infine accennato che esistono malattie che si basano sul conflitto tra l’Io e il Super Io come per esempio la nevrosi narcisistica. Freud chiude il saggio dicendo che “ bisogna concentrarsi sul problema di quale possa essere il meccanismo, analogo alla rimozione, in virtù del quale l’Io si distacca da mondo esterno”. Aggiunge: “Ritengo che a questo problema non possa essere data risposta se non vengono effettuate ulteriori indagini; ma sembra però che, al pari della rimozione, tale meccanismo dovrebbe consistere in un ritiro dell’investimento che promana dall’Io”.

Il problema economico del masochismo del 1924 è un’opera in cui Freud mette in atto una revisione del concetto di masochismo, già interpretato come derivato da un preesistente sadismo nei Tre saggi sulla teoria sessuale (1905). Inizialmente Freud parte con una digressione sul principio del piacere-dispiacere. Poi si concentra sul masochismo di cui distingue tre forme: un masochismo “erogeno”, inteso come una condizione dell’eccitamento sessuale; un masochismo “femmineo”, inteso come un modo di esprimersi della natura femminea; un masochismo “morale”, inteso come norma comportamentale quotidiana.

Il 1924, per Freud, è un anno foriero di altre opere: La perdita di realtà nella nevrosi e nella psicosi e Nota sul “notes Magico”. In La perdita di realtà nella nevrosi e nella psicosi Freud ritorna sull’argomento della nevrosi e psicosi, già esposto nell’omonimo saggio (1923). Egli sottolinea come anche nella nevrosi vi è una perdita di realtà e una sua sostituzione con elementi tratti dalla fantasia, ma mentre nella psicosi questi nuovi elementi si sostituiscono alla realtà, nella nevrosi rimane un appoggio a questa .

Nota sul “notes magico” è un breve scritto in cui Freud analizza le capacità del nostro sistema percettivo a ricevere sempre nuove informazioni senza cancellare definitivamente quelle già presenti. L’Autore paragona l’apparato percettivo a uno strumento abbastanza diffuso negli anni venti costituito da una carta carbone che permetteva di cancellare ciò che veniva scritto pur trattenendone le tracce in modo che fossero recuperabili.

Ugualmente breve è lo scritto successivo, La negazione (1925). La negazione è un meccanismo di difesa che si presenta nel corso dei trattamenti analitici. La negazione è un modo di prendere conoscenza del rimosso, è la riproduzione di una percezione dato che, l'affermazione appartiene all'Eros e che il giudicare è l'azione intellettuale che decide la scelta dell'azione motoria: un passaggio dal pensare al fare. La negazione è un meccanismo attraverso cui l'Io riesce ad allargare i suoi limiti, accettando ciò che altrimenti sarebbe rimosso a condizione che venga coscientemente respinto.

Questa ipotesi la ritroviamo anche nell'elaborazione dell’opera successiva, il Feticismo( 1927). Qui Freud elabora la parola Verleugnun, rinnegamento, disconoscimento, diniego, che implica una vera e propria scissione dell'Io. Nella problematicità della castrazione l'individuo rifiuta la sua scoperta, che la madre sia castrata. Così mantiene il fallo femminile, tuttavia nello stesso tempo la abbandona, costruendosi, un oggetto di compromesso, il feticcio, il quale assorbe tutto l'interesse che prima apparteneva al fallo femminile, lasciandogli un senso di avversione per la sessualità femminile. Questo duplice atteggiamento è rivolto a una realtà che non si vuole accettare.

I feticisti dunque “ rinnegano il dato per essi gradevolissimo dell’evirazione della donna”. A conclusione del saggio Freud riporta alcune usanze come quella cinese di mutilare il piede della donna, per poi adorarlo come se fosse un feticcio.

La raccolta di questi scritti si conclude con il saggio del 1938, La scissione dell’ Io nel processo di difesa. E’ uno scritto di poche pagine che Freud non completò.

In esso sostanzialmente si sostiene che si può parlare di scissione dell'Io nei feticisti solo nel caso in cui continuino ad essere angosciati dalla paura della castrazione, nonostante la negazione feticistica di essa. Infatti, nella nevrosi uno dei due atteggiamenti contrastanti viene rimosso.

Sigmund Freud
La Teoria Psicoanalitica
Raccolta di scritti 1911-1938
Serie scientifica Universale Bollati Boringheri